Punta Perotti o Parco Perotti?

Era il 2006 quando, dopo anni di dure battaglie ambientaliste, è stato abbattuto l’eco-mostro che dominava sul lungomare di Bari. Non notarlo era impossibile: chili di cemento che sembrava sfidassero il mare. Ora si torna a parlare di Punta Perotti perché la sentenza del gup del tribunale di Bari, Antonio Lovecchio, ha dato ragione agli […]

Era il 2006 quando, dopo anni di dure battaglie ambientaliste, è stato abbattuto l’eco-mostro che dominava sul lungomare di Bari. Non notarlo era impossibile: chili di cemento che sembrava sfidassero il mare. Ora si torna a parlare di Punta Perotti perché la sentenza del gup del tribunale di Bari, Antonio Lovecchio, ha dato ragione agli imprenditori baresi Matarrese, Andidero e Quistelli, proprietari del terreno. E oltre al ripristino del diritto di proprietà va associato quello del ristoro per il danno subito, cifra che era stata quantificata a Strasburgo: ovvero 350 milioni da ripartire tra le società Sud Fondi (274.000 euro); Mabar (62.000) e Iema (14.000).

Ma il sindaco di Bari, Michele Emiliano interviene e propone un accordo di programma tra lo Stato e soggetti proprietari dei terreni su cui sorgeva il complesso, lì dove nei giorni scorsi è stato costruito un Parco, simbolo della scelta di cambiamento non solo della città ma di tutta la regione.

«Della demolizione del complesso di Punta Perotti continuo a essere orgoglioso, lo rifarei 100 volte», ha detto il Emiliano e aggiunge, «siamo disponibili a trovare un accordo per spostare quei valori edificabili in un’altra area. Se l’accordo non dovesse essere trovato l’amministrazione comunale varerà una variante al piano regolatore di inedificabilità di quell’area. Per noi l’area Punta Perotti è il simbolo della rinascita e non può essere cancellata da norme contraddittorie e da sentenze che vanno contro il comune sentimento delle persone».

Intanto le imprese chiariscono: «A seguito della restituzione delle aree, le società valuteranno le più appropriate e legittime scelte imprenditoriali nel contesto delle decisioni che saranno adottate dalle autorità italiane e dalla Corte europea, con la ormai prossima sentenza sulla quantificazione economica dei danni».

Una riedificazione che comunque si dimostra complicata perché dovrebbe avvenire rispettando la distanza dal mare (300 m) ma alle spalle c’è la ferrovia. E, per non protrarre ancora per molti anni la questione, conclude il sindaco: «Mi accingo a scrivere alla presidenza del Consiglio dei ministri per risolvere per sempre questa partita».

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