Territorio, processi e trasformazioni in Italia: il nuovo rapporto Ispra

Aumentano alberi e foreste nelle zone marginali, diminuiscono le aree agricole, aumentano le superfici edificate e delle infrastrutture (consumo di suolo) in ambito urbano e in ambito rurale.

Il bosco a forma d'Italia a Castelluccio di Norcia

L’istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (Ispra) ha presentato la prima edizione del Rapporto sul territorio, un nuovo strumento e un ulteriore lavoro di analisi che affianca il rapporto sul dissesto idrogeologico e permette di leggere, rappresentare e analizzare le principali trasformazioni del nostro Paese. Nuove cartografie di uso e di copertura del suolo forniscono un contributo concreto alla conoscenza delle dinamiche territoriali e un reale supporto allo sviluppo di politiche efficaci di protezione del suolo, del capitale naturale e del paesaggio e ne garantiscano un uso sostenibile.

Dal rapporto emerge che l’evoluzione di maggiore entità è la crescita di oltre il 180% rispetto agli anni ’50 delle aree artificiali per far fronte a nuove infrastrutture di trasporto, a nuove costruzioni o ad altre coperture non naturali.

Lo stato del territorio e le dinamiche del paesaggio

La superficie italiana è occupata maggiormente da coperture vegetate: per il 45,94% da copertura arborea (considerando anche gli alberi in ambito urbano e quelli in ambito agricolo), per il 38,70% da copertura erbacea e per il 4,61% da copertura arbustiva. Le superfici artificiali occupano il 7,65% mentre le superfici naturali non vegetate, acque e zone umide coprono rispettivamente l’1,63% e l’1,47%.

Il paesaggio italiano negli ultimi decenni è stato prevalentemente interessato da tre dinamiche spesso interconnesse:

  • l’aumento della superficie forestale, in primis a discapito di terreni coltivati nelle zone collinari e dei prati e pascoli a quote più elevate;
  • la riduzione dei terreni seminativi, dovuta principalmente all’espansione urbana nelle zone pianeggianti, alla conversione in impianti di arboricoltura da frutto (soprattutto oliveti e vigneti) nelle zone collinari e alla ricolonizzazione forestale alle quote più elevate;
  • l’aumento delle superfici edificate e delle infrastrutture (consumo di suolo), sia in ambito urbano (densificazione), sia in ambito rurale.

La ricolonizzazione forestale

Aumentano alberi e foreste nelle zone marginali del Paese ma si riducono aree agricole, prati e pascoli. Gli alberi in soli 5 anni (2012- 2017) sono aumentati con una percentuale del 4,7% arrivando ad estendersi lungo circa 14 milioni di ettari, soprattutto nelle zone marginali del Paese, mentre nelle città salgono i valori di copertura artificiale. Liguria (80,7%), Calabria (67%) e Toscana (60,8%) sono le regioni con la maggiore percentuale di alberi. Nelle zone montane, gli alberi arrivano a coprire complessivamente il 65% del territorio.
Tale espansione non comporta sempre un aumento in termini di biodiversità, soprattutto quando si assiste all’ingresso di specie aliene invasive come Robinia pseudoacia e Ailanthus altissima , o alla riduzione di spazi aperti, radure, e altri habitat che svolgono un ruolo fondamentale per la conservazione di talune specie.

La perdita di aree agricole

Circa i tre quarti dei cambiamenti di uso del suolo avvenuti in Italia tra il 1960 e il 2017 sono dovuti alla perdita di aree agricole per l’urbanizzazione o per l’abbandono colturale. Negli ultimi cinque anni, le aree con vegetazione erbacea agricola o adibite a pascolo, trasformate in centri urbanizzati o aree boschive, si sono ridotte del 4%. La perdita dell’area agricola, spesso in maniera indipendente dalla fertilità e dalla produttività dei terreni, si è accompagnata alla scomparsa dell’eterogeneità del paesaggio, all’ingresso delle specie aliene e alla riduzione della biodiversità di molte aree interne e ancor di più della sicurezza alimentare. Accanto ad aree sovrasfruttate (dove si concentrano le principali aree urbane, le infrastrutture e l’agricoltura intensiva), quindi, se ne trovano altre totalmente trascurate, soggette a fenomeni di spopolamento e di abbandono delle colture e del territorio. La riduzione dei terreni coltivati dovuta all’espansione urbana avviene prevalentemente nelle zone pianeggianti, mentre la ricolonizzazione forestale si verifica soprattutto nelle aree interne, nelle zone collinari e lungo l’arco alpino e appenninico alle quote più elevate.

L’intensificazione agricola

Parallelamente all’abbandono delle zone marginali, anche le pratiche di intensificazione agricola (meccanizzazione e utilizzo di tecniche di coltivazione, di irrigazione, di fertilizzazione e di difesa fitosanitaria) concentrate nelle aree di pianura determinano profondi mutamenti nel loro assetto. Inoltre, contribuendo al degrado della qualità del suolo stesso rendono il territorio ancora più vulnerabile ai cambiamenti climatici in atto.
L’industrializzazione dell’agricoltura ha determinato la progressiva sostituzione del vecchio tessuto, costituito da una fitta trama di piccoli appezzamenti, con grandi estensioni monocolturali specializzate.

Il consumo di suolo e la frammentazione del territorio

Dagli anni ’50 ad oggi il consumo di suolo in Italia non si è mai fermato, passando dal 2,7% al 7,65% del territorio nazionale nel 2017. Anche se nell’ultimo decennio è stato registrato un sensibile rallentamento di questo fenomeno (principalmente in ragione della crisi economica), tuttavia, circa 5.400 ettari di aree naturali e agricole sono state coperte artificialmente nell’ultimo anno. Le zone maggiormente interessate sono le pianure del Settentrione, lungo l’asse toscano tra Firenze e Pisa, del Lazio, della Campania e del Salento, delle fasce costiere (in particolare di quelle adriatica, ligure, campana e siciliana) e intorno alle principali aree metropolitane.
Nelle aree di pianura si riscontra la più alta densità abitativa, dove vive circa la metà della popolazione sebbene rappresentino solo il 23% della superficie totale nazionale.
La regione con maggiore superficie artificiale è la Lombardia, con 310.156 ettari di suolo consumato, pari al 12,99% della superficie regionale, dovuta in gran parte alla presenza dell’ampia area urbanizzata che si estende nell’area milanese.
L’espansione urbana e la crescita delle infrastrutture, in particolare quelle lineari come le strade e le ferrovie, causano la frammentazione del territorio, generando riduzione di continuità degli habitat e delle unità di paesaggio. Questo processo di riduzione della connettività ecologica dovuto alla trasformazione di di territorio in parti di minor estensione e più isolate, contribuisce alla riduzione della funzionalità del suolo di fornire servizi ecosistemici limitando la resilienza ai cambiamenti ambientali.

Giorgio Tacconi

Nato a Milano nel 1956, laureato in giurisprudenza, svolge come libero professionista attivita' di comunicazione, informazione e consulenza tecnico-giuridica in tema di sicurezza negli ambienti di lavoro, tutela dell'ambiente e sostenibilità, responsabilità sociale d'impresa. Ha collaborato come autore di testi, siti e banche dati con Cedis, McGrawHill, Eco-comm, De Agostini, Rcs, Conde Nast, LifeGate, Sistemi Editoriali, Giappichelli.

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