Faglie attive e capaci: dove è sicuro costruire in Italia?

È possibile prevedere un terremoto? Difficile rispondere a questa domanda, ma è tuttavia possibile concentrarsi sulla mitigazione dei danni

Mercoledì 1 Marzo 2023


Faglie attive e capaci: dove è sicuro costruire in Italia?

Il comune di Leonessa in provincia di Rieti, dove ricade una delle faglie attive

Gli ultimi avvenimenti in Turchia e Siria, purtroppo, ci hanno ricordato che – quando si tratta di terremoti – anche l’Italia non è immune ai rischi legati a possibili scosse, frane e eventi sismici in generale. È possibile prevedere un terremoto? Difficile rispondere a questa domanda, ma è tuttavia possibile concentrarsi sulla mitigazione dei danni.

Da qui l’esigenza di promuovere prevenzione, cautela e analizzare i possibili scenari futuri, a cui concretamente il governo ha recentemente risposto con lo studio sulle Faglie Attive e Capaci, presentato dal Commissario Straordinario alla Riparazione e Ricostruzione Sisma 2016 Guido Castelli, in riunione con i rappresentanti di Ingv, Cnr, Ispra e delle università di Camerino, Chieti, L’Aquila e Uninsubria.

Si tratta di un’analisi importante, perché possiamo finalmente avere una ulteriore conoscenza approfondita del territorio italiano, capace di indicare chiaramente ai cittadini e ai Comuni dove possono costruire e dove invece occorre delocalizzare per motivi di sicurezza.

Lo studio sulle Faglie Attive e Capaci in Italia

Lo studio del governo ha riguardato le Faglie Attive e Capaci (FAC) di:

  • Norcia
  • Preci
  • Macerata
  • Ussita
  • Capitignano
  • Montereale
  • Barete
  • Pizzoli
  • Leonessa
  • Cittaducale
  • Rieti
  • Cantalice
  • Rivodutri
  • Ortolano di Campotosto

Le FAC rappresentano una pericolosità sismica aggiuntiva, in quanto in caso di sisma possono determinare un dislocamento della superficie topografica danneggiando tutto quello che è stato costruito sopra. Il loro

studio, quindi, consente di individuare le zone di rispetto e le distanze minime che gli edifici devono rispettare per evitarne gli effetti.

Le zone a rischio in Italia

Dai dati riportati negli studi FAC, effettuati a seguito dell’Accordo di Collaborazione Scientifica tra Commissario Straordinario alla Ricostruzione e Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), le autorità competenti hanno distinto tra Fase 1 e Fase 2, in funzione dell’estensione della faglia.

In particolare:

  • gli studi di Fase 1 hanno riguardato la distinzione delle FAC meritevoli di approfondimento da quelle che possono essere eliminate in quanto non coerenti con il modello sismotettonico regionale e con gli indizi di carattere geologico e geomorfologico ed anche a seguito delle indagini geofisiche in campo.
  • gli studi di Fase 2 hanno riguardato la raccolta di tutti gli elementi informativi specifici utili per l’identificazione di ciascuna FAC (o tratto di FAC), l’esecuzione di indagini specifiche e la configurazione di un quadro di sintesi per ciascuna FAC.

Ad oggi, particolari criticità sono emerse nelle zone di rispetto, in particolare a: Norcia, Pizzoli e Rieti, dove gli edifici danneggiati dal sisma saranno delocalizzati in zone sicure. Qui per esempio ci sono edifici che, pur essendo agibili, si trovano in aree pericolose.

L’Italia si colloca nel settore centrale del bacino Mediterraneo, caratterizzato da un complesso mosaico geodinamico, contraddistinto attualmente da zone di convergenza e di distensione con diverso grado di attività. In prevalenza, la deformazione crostale si distribuisce lungo sistemi di faglie riconoscibili in superficie, ma talvolta sepolti, e si manifesta con eventi sismici. Le numerose osservazioni sinora effettuate, quindi, sono importanti perché consentono di riconoscere fenomeni simili.

La fagliazione superficiale può indurre seri danni agli edifici e alle infrastrutture e quindi rappresentare una rilevante fonte di pericolosità, particolarmente nelle numerose aree densamente popolate ed industrializzate del territorio italiano. Di conseguenza, la conoscenza approfondita e la precisa collocazione spaziale delle faglie assume un ruolo chiave per la mitigazione del rischio.