Pubblica amministrazione e blockchain: un’accoppiata vincente

L’utilizzo di questa nuova tecnologia potrebbe snellire alcuni settori della pubblica amministrazione

Il settore pubblico è caratterizzato da un’organizzazione gerarchica, in cui sono specificamente delineate le funzioni ed i ruoli delle varie istituzioni che partecipano ai processi amministrativi e legislativi. Tutto ciò non toglie che utilizzi della blockchain possano comunque essere ipotizzati, soprattutto nell’ambito della tenuta dei registri pubblici o della conferenza di servizi.
Gli avvocati Fulvio Sarzana di S. Ippolito e Massimiliano Nicotra affrontano il tema attraverso un punto di vista aggiornato e specifico di esperti in materia nel volume “Diritto della blockchain, intelligenza artificiale e IoT”.
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Immaginare di poter disintermediare completamente la pubblica amministrazione attraverso l’utilizzo di una blockchain distribuita sarebbe sia utopistico sia antistorico, essendo costruito il nostro sistema giuridico, a partire dalla Costituzione, su una struttura verticistica, che si dirama in pubbliche amministrazioni centrali e locali e che assegna ruoli e compiti specifici a ciascuna di esse (si veda l’art. 117 Cost.).

Anche nell’ambito del registro delle imprese vi sarebbero spazi per consentire usi di una blockchain autorizzativa (ad esempio in tema di iscrizione dei passaggi di titolarità delle quote societarie), così come il pubblico Registro automobilistico potrebbe essere gestito (in questo caso anche senza forme di controllo eccessivamente autoritative) con tecnologia blockchain.Tutto ciò non toglie che utilizzi della blockchain possano comunque essere ipotizzati, soprattutto nell’ambito della tenuta dei registri pubblici.

Se ipotizzassimo di inserire la tecnologia blockchain nell’ambito dei registri catastali ed immobiliari, ad esempio, potremmo ottenere un sistema che consentirebbe ai diversi soggetti oggi legittimati (notai, pubblici ufficiali, ecc.) di effettuare direttamente delle registrazioni, sotto il controllo del conservatore, con maggior rapidità e sicurezza dei sistemi attualmente utilizzati.

Da un punto di vista interno della pubblica amministrazione, l’utilizzo di una blockchain per la gestione del procedimento amministrativo delle singole amministrazioni potrebbe rendere molto più trasparente lo stesso e facilitare anche i casi, come la conferenza di servizi, in cui è prevista la partecipazione di più amministrazioni al medesimo procedimento, apportando dei benefici in termini di trasparenza, tempi e responsabilità dell’azione amministrativa.

Anche la conservazione documentale, che oggi è attuata secondo le norme dettate dal Codice dell’amministrazione digitale e le relative norme attuative, potrebbe essere realizzata mediante blockchain (d’altronde già attualmente la norma prevede l’apposizione di marche temporali e firme digitali per garantire l’inalterabilità nel tempo dei documenti conservati), con il vantaggio di un sistema maggiormente distribuito, a cui potrebbero partecipare più soggetti ed integrando un vero e proprio processo di gestione documentale sicuro e trasparente.

Ulteriore ipotesi di utilizzo di tale tecnologia è quello nell’ambito della c.d. “Sanità digitale”. In Estonia già attualmente la blockchain è utilizzata per trattare i dati sanitari di circa un milione di cittadini, e, date anche le incertezze che ancora si riscontrano in Italia sulle modalità di attuazione del c.d. “fascicolo sanitario digitale”, si potrebbe sperimentare un servizio basato su blockchain che consentirebbe alle varie strutture sanitarie interessate di registrare direttamente le informazioni sanitarie del singolo cittadino.

Anche la regolamentazione del riuso dei dati pubblici, come disciplinata dal D.Lgs. n. 36/2006, attuativo della Direttiva n. 2003/98/CE, potrebbe trovare giovamento dall’utilizzo di questa tecnologia, consentendo di tracciare anche gli utilizzi delle informazioni successivi al primo.

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