Processo civile telematico: il punto è su un paio di criticità

Due ordinanze in commento per vedere come il PCT, a distanza di un paio d'anni dalla sua obbligatorietà, sia oggetto di alcune criticità non solo tecniche

L’analisi di alcune recenti decisioni giurisprudenziali mette in luce come il processo civile telematico (PCT) presenti alcune difficoltà non tecniche ma legate alla sua gestione da parte degli utilizzatori.

Cosa accade se la casella di posta PEC risulta piena e quindi il destinatario risulta irraggiungibile?

La III sezione del Tribunale di Milano interviene in procedimento di esecuzione per rilascio comprensivo di provvedimento interinale da notificarsi entro termine perentorio e di cui si provvede a dare comunicazione alla parte costituita ai sensi di legge e quindi all’indirizzo PEC risultante dal REGINDE.

Questa comunicazione, però, non raggiunge il destinatario per via della “casella piena” segnalata al mittente e che non rende possibile la conoscenza del provvedimento e quindi, l’osservanza dell’adempimento imposto dal giudice.

La mancata notifica viene eccepita nella sede processuale successiva e la difesa rileva l’omissione della cancelleria nell’applicazione delle modalità alternative prescritte, per la comunicazione, dall’art. 16 D.L. 179/2012.

Davanti all’insufficienza dello spazio della casella di posta elettronica certificata, il giudice non ha potuto che prenderne atto, ascrivendolo alla responsabilità del legale “che non ha fatto diligente uso del proprio account di p.e.c…. omettendo di scaricare e cancellare i messaggi che ne rendevano satura la memoria ed, in definitiva, di porsi in condizione di ricevere il suddetto messaggio della cancelleria“.

Cosa accade se, nella compilazione della busta telematica, viene commesso un errore di trascrizione, che determina il rifiuto da parte della cancelleria?

Poiché, così come si legge nel testo, l“accettazione non costituisce deposito ma mero inserimento dell’atto nel fascicolo telematico”, essendo improduttivo di effetti pregiudizievoli, non è evento bloccante.

In un sistema di deposito cartaceo, un tale errore di tipo materiale non avrebbe certamente determinato alcuna conseguenza, di conseguenza, anche in quello telematico non dovrebbe legittimare né uno stato di sospensione né di definitivo rifiuto.
Su questi presupposti, pertanto, nasce l’ordine, diretto alla cancelleria, di accettare il deposito dell’atto anche con l’errata indicazione del numero di ruolo.

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