La struttura informatica della P.A.

Dalla Rete unitaria della PA (RUPA) al Sistema pubblico di connettività (SPC): una vera “rivoluzione digitale” della pubblica amministrazione

Le firme elettroniche, il sistema pubblico di connettività e una compiuta disciplina del valore giuridico dei documenti informatici costituiscono i tre fondamentali istituti su cui si fonda la «rivoluzione digitale» destinata, nell’intento del legislatore, a mutare radicalmente il rapporto tra Stato e cittadini attraverso l’uso delle tecnologie dell’informazione.
Giovanni Buonuomo e Gianluigi Ciacci affrontano il tema attraverso un punto di vista aggiornato e specifico di esperti in materia di informatica giuridica nel volume “Profili di informatica giuridica”.
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A partire dal 2006, la Rete unitaria della pubblica amministrazione (RUPA) è stata sostituita dal Sistema pubblico di connettività (SPC) disciplinato dal D.Lgs. 4 aprile 2006, n. 159 (che ha abrogato il precedente D.Lgs. 28 febbraio 2005, n. 42 ed ha introdotto, nel codice dell’amministrazione digitale, il capo VIII, comprensivo degli artt. da 73 a 87) e dalle regole tecniche e di sicurezza emanate con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 1° aprile 2008.
La nuova infrastruttura è strettamente collegata al cosiddetto «governo elettronico» (e-Government), cioè all’impiego delle tecnologie dell’informazione per migliorare i servizi della pubblica amministrazione e, in particolare, il rapporto tra Stato e cittadini.

Differenze tra RUPA e SPC

La fondamentale differenza tra RUPA e SPC consiste nell’architettura del sistema.
L’art. 15 della legge n. 59/1997 aveva, infatti, delineato i profili della Rete unitaria con riguardo alle amministrazioni del comparto centrale dello Stato e agli enti pubblici, quali soggetti obbligati a condividere le loro reti informatiche aderendo alla RUPA. Tutti gli altri soggetti e, in particolare, gli enti locali territoriali, potevano aderire spontaneamente al progetto o provvedere al fabbisogno informativo con autonome reti locali.

Il Sistema pubblico di connettività, invece, si fonda su una infrastruttura basata sulla partecipazione attiva degli enti locali territoriali, in armonia con il nuovo assetto amministrativo dello Stato delineato dalla legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3, che ha riformato il titolo V della Costituzione.
Il SPC, in particolare, è definito, dall’art. 73 del D.Lgs. n. 82 del 2005, come un «insieme di infrastrutture tecnologiche e di regole tecniche che assicura l’interoperabilità tra i sistemi informativi delle pubbliche amministrazioni, permette il coordinamento informativo e informatico dei dati tra le amministrazioni centrali, regionali e locali e tra queste e i sistemi dell’Unione europea ed è aperto all’adesione da parte dei gestori di servizi pubblici e dei soggetti privati».

Il SPC garantisce la sicurezza e la riservatezza delle informazioni, nonché la salvaguardia e l’autonomia del patrimonio informativo di ciascun soggetto aderente. A norma del citato art. 73, il sistema deve inoltre garantire la possibilità di federare tra loro sistemi informatici, l’economicità nell’utilizzo dei servizi di rete, l’interoperabilità e la cooperazione applicativa e «lo sviluppo del mercato e della concorrenza nel settore delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione».

Dopo le ulteriori modifiche introdotte al codice dell’amministrazione digitale dal D.Lgs. n. 217 del 2017, il sistema pubblico di connettività è oggi costituito dalle infrastrutture, architetture e interfacce tecnologiche, dalle linee guida per la cooperazione e l’interoperabilità e dal catalogo di servizi e applicazioni.

In pratica, mentre la rete unitaria si fondava su essenziali servizi di trasporto dei dati, servizi di interoperabilità di base (come l’indirizzamento dei DNS, la posta elettronica il trasferimento di file) e pochi ed essenziali servizi applicativi (servizi di hosting per alcune amministrazioni, collegamenti a banche dati esterne, protocollo informatico), mirando essenzialmente a dotare ogni postazioni di lavoro, all’interno delle pubbliche amministrazioni, di un accesso alla rete di trasmissione (internet) e degli strumenti di posta elettronica, il SPC prevede servizi di trasporto che riguardano non solo le connessioni esterne alle pubbliche amministrazioni (internet), ma soprattutto le connessioni interne (intranet, comprensiva delle reti private virtuali che collegano gli uffici periferici con le sedi centrali) e le connessioni privilegiate tra un’amministrazione ed un’altra (dette infranet).

In altri termini, la cooperazione applicativa (la possibilità, cioè, di usare nel processo di elaborazione un’informazione generata da un’applicazione di un’altra amministrazione, attraverso l’interoperabilità dei sistemi informativi) nell’ambito del SPC non si limita allo scambio di dati o informazioni, ma comprende la possibilità di accedere direttamente ai servizi di un’altra amministrazione per lo svolgimento di procedimenti amministrativi che coinvolgono più amministrazioni mediante lo svolgimento coordinato e contemporaneo dei sub-procedimenti di competenza di ciascun ente, come l’immissione in un fascicolo informatico di atti, dati e documenti informatizzati senza necessità di trasferire l’intera pratica, seppure per via telematica, da un ufficio ad un altro.

È in questo contesto che va letta la disposizione dell’art. 76 del CAD secondo cui «Gli scambi di documenti informatici nell’ambito del SPC, realizzati attraverso la cooperazione applicativa e nel rispetto delle relative procedure e regole tecniche di sicurezza, costituiscono invio documentale valido ad ogni effetto di legge».

La norma equipara il prelevamento di dati ed informazioni eseguite direttamente, in cooperazione applicativa, da una pubblica amministrazione nella banca dati di un’altra amministrazione, alla consegna degli stessi dati da parte del titolare, rendendo equivalenti, ai fini di legge, gli scambi di documenti effettuati attraverso la cooperazione applicativa e la spedizione dei documenti al domicilio del richiedente.

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