Da studenti a lavoratori: la sicurezza nell’alternanza scuola-lavoro in aziende

Uno studente che entra in azienda in funzione dei programmi di alternanza scuola-lavoro diventa un soggetto del sistema aziendale di prevenzione previsto dalla legge

Martedì 24 Maggio 2022


Da studenti a lavoratori: la sicurezza nell’alternanza scuola-lavoro in aziende

In Italia mediamente muoiono sul lavoro tra le tre e le quattro persone ogni giorno, festivi inclusi. Se la morte di un lavoratore è un’oscenità, un fatto offensivo e scandaloso, l’incidente mortale di uno studente impegnato in un’attività di alternanza scuola-lavoro è un avvenimento ancora più grave: un evento immorale per cui non esistono parole adatte a descriverlo. Una società civile può essere degna di questo nome, solo se ha come scopo fondamentale la tutela dei più deboli e agisce per costruire un futuro migliore.

Alternanza scuola-lavoro e prevenzione dei rischi

L’alternanza scuola-lavoro è una modalità didattica obbligatoria per tutte le allieve e gli allievi degli ultimi tre anni delle scuole superiori, licei compresi, introdotta nel 2015 con l’obiettivo di arricchire la formazione degli studenti, mettendolo in grado di mettere alla prova le proprie attitudini al lavoro.

Il sistema normativo italiano per la prevenzione predispone una tutela molto articolata per proteggere gli studenti impegnati in queste attività. Secondo le definizioni dell’articolo 2 del Decreto Legislativo 81 del 2008, la norma, quando si riferisce al “lavoratore”, intende chiunque svolga un’attività lavorativa nell’ambito dell’organizzazione di un datore di lavoro pubblico o privato, con o senza retribuzione. Una definizione ampiamente condivisa spiega che il lavoro è un’attività che non è fine a sé stessa, ma che viene eseguita per procacciarsi altre utilità.

La Costituzione della Repubblica Italiana affronta il tema del lavoro dei minori all’articolo 37, specificando che la legge garantisce la parità della retribuzione con gli adulti, a parità di lavoro, e l’età minima per essere avviati al lavoro. La legge 977 del 1967, che è stata modificata nel 1999 per recepire la direttiva comunitaria 94/33/CE e integrata dal Decreto Legislativo 262 del 2000, entra nello specifico delle tutele, individuando tra l’altro alcune attività vietate ai minori.

Lo studente in alternanza scuola-lavoro diventa un soggetto del sistema aziendale di prevenzione previsto dalla legge

Uno studente che entra in azienda in funzione dei programmi di alternanza scuola-lavoro promossi dal suo istituto di istruzione, sta lavorando, e quindi diventa un soggetto del sistema aziendale di prevenzione previsto dalla legge. Questo significa che i pericoli cui può essere esposto durante le attività lavorative devono essere individuati, in modo da potere determinare le priorità per la sua protezione attraverso la valutazione dei rischi e definire le misure di prevenzione e protezione che devono essere predisposte, i controlli dei rischi, secondo i criteri delle misure generali di tutela. Andando ad approfondire, si può scoprire che la valutazione dei rischi deve mettere in relazione due variabili: la prima, come è comune fare, è il rischio, che è uso considerare nella sua mutevolezza, come la combinazione del danno che può essere provocato dall’agente pericoloso con la probabilità che detto danno possa realmente avvenire.

La seconda variabile, più sfuggente, è la vulnerabilità del lavoratore esposto al pericolo, in relazione alle differenze di genere, all’età, alla provenienza da altri paesi e alla specifica tipologia contrattuale attraverso cui viene resa la prestazione di lavoro. In sostanza, tradizionalmente il soggetto preso a riferimento per la valutazione dei rischi è il lavoratore maschio, in buona salute, di età vagamente compresa tra i venticinque e i trentacinque anni, se non nato, almeno cresciuto in Italia tanto da essere scolarizzato a sufficienza da saper scrivere, leggere e comprendere un testo o un messaggio verbale ed essere consapevole dei suoi doveri e dei suoi diritti di lavoratore e di membro della comunità. Ebbene, il legislatore, nell’articolo 28 del Decreto Legislativo 81 del 2008, che affronta come deve essere eseguita la valutazione dei rischi, correttamente afferma due cose molto rilevanti:

  • La prima, è che non è detto che l’insieme di questi requisiti sia ancora largamente rappresentativo della popolazione lavorativa del nostro paese.
  • La seconda che coloro che non rispettano completamente queste caratteristiche possono essere in una condizione di vulnerabilità che fa aumentare soggettivamente i rischi presenti nell’ambiente di lavoro.

È il caso degli studenti: sicuramente ragazze e ragazzi la cui maturazione psicofisica ed intellettiva non è ancora completa, altrimenti non sarebbero impegnati nei programmi di alternanza scuola-lavoro, e che magari, per soprammercato, è possibile siano in buona parte figli o nipoti di immigrati, se non immigrati essi stessi. Il legislatore pretende dai datori di lavoro che la valutazione dei rischi prenda in considerazione esplicitamente questi fattori.

La gerarchia dei controlli

Così come per la valutazione dei rischi “principale”, le misure di prevenzione e protezione dovranno seguire la gerarchia dei controlli: evitare il rischio, sostituire ciò che è pericoloso con ciò che è non lo è o lo è di meno, tenere separato fisicamente il lavoratore dal pericolo o adottare un controllo amministrativo, che consiste nel gestire il comportamento in cui il rischio viene approcciato.

Formazione obbligatoria in Salute e Sicurezza sul Lavoro

I percorsi di alternanza scuola-lavoro prevedono obbligatoriamente una formazione generale in materia di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro, così come richiesto dal Decreto legislativo 81 del 2008. Il MIUR in collaborazione con l’INAIL ha realizzato uno specifico percorso formativo da seguire in modalità e-learning, composto da sette moduli con test intermedi, dal titolo Studiare il lavoro- La tutela della salute e della sicurezza per gli studenti lavoratori in Alternanza Scuola Lavoro. Formazione al Futuro. Ma i controlli del rischio che un’azienda deve predisporre per accettare uno studente in un progetto di alternanza scuola lavoro non possono limitarsi alla verifica che la giovane o il giovane abbiano frequentato con profitto questo corso. L’azienda deve avere metabolizzato la sicurezza nei suoi aspetti fisici, macchine, sostanze, e ambienti di lavoro e organizzativi, ruoli e procedure. Ma soprattutto per fare sì che questa sia una reale esperienza formativa, il personale deve essere in grado di essere un modello di riferimento adeguato a questa condizione.

Il ruolo di supervisori e tutor per lo studente in alternanza scuola-lavoro

Assegnare un supervisore allo studente in alternanza scuola-lavoro è un controllo amministrativo. La Carta dei diritti e dei doveri elaborata dal MIUR e dall’INAIL, che si applica a questa iniziativa, stabilisce che gli studenti siano assegnati a tutor individuati tra il personale delle aziende ospitanti, con numeri variabili a seconda del livello di rischio delle attività svolte. Anche qui sono necessarie due osservazioni: la prima è che si tratta di numeri massimi. Se ad esempio, in un’azienda ad alto rischio sono previsti al massimo 5 studentesse o studenti per tutor, se la valutazione dei rischi potrà stabilire la necessità di un rapporto più stretto, anche al limite 1 a 1, allora sarà necessario soddisfare il requisito funzionale e non quello amministrativo.

La seconda, e definitiva osservazione, è che i tutor non possono essere scelti tra persone qualunque. Devono possedere competenze e – fondamentale – l’attitudine a svolgere questo loro compito delicato. Se lo scopo del lavoro è procacciarsi utilità, l’obiettivo che queste ragazze e questi ragazzi si pongono non è quello produrre abbastanza da potersi meritare uno stipendio, ma avere occasioni per conoscere il mondo al di là della scuola, mettersi alla prova e così maturare e imparare conoscersi, sapere cosa vogliono fare. Il tutor non insegna mettendosi in cattedra, spiegando come funziona una macchina o come si esegue una operazione, ma mostrandosi nella vita lavorativa, esibendo atteggiamenti e comportamenti. Mostrare negligenza, noncuranza, accidia o mancanza di rispetto, non indossare le cinture di sicurezza, violare le regole, per trascuratezza o per l’infantile desiderio di mettersi in mostra di fronte a una giovane o a un giovane, fumare dove non è consentito, è una pessima lezione, che può essere fatale. Siamo noi, gli adulti, che dobbiamo mostrare ai più giovani che la sicurezza e il rispetto delle regole non è questione di anzianità, ma di maturità.

Antonio Pedna

Architetto, TechIOSH, AIEMA, consulente di direzione esperto in qualità, sicurezza e ambiente e socio AIAS, da oltre 20 anni si occupa di QHSSE, project management, audit e compliance, risk management, sostenibilità, riduzione dei costi e gestione delle risorse nelle grandi organizzazioni. Certificato Associate ICW, l'istituto per il lavoro collaborativo. Basato tra Izmir, in Turchia e Milano, lavora nel mondo di grandi progetti infrastrutturali in Italia, Africa e Medio Oriente. E' autore del blog antoniopedna.com sui temi del QHSE.

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