Il fresato d’asfalto e’ un sottoprodotto, secondo il Consiglio di Stato

Poiché soddisfa i requisiti previsti dall’art. 184 bis del decreto legislativo 152/2006 (“Norme in materia ambientale”, il ‘fresato d’asfalto‘ può essere qualificato come sottoprodotto invece che come rifiuto speciale, secondo il Codice Cer (Catalogo europeo dei rifiuti). A stabilirlo è il Consiglio di Stato, con la sentenza n. 4151 del 6 agosto 2013, emessa a […]

Poiché soddisfa i requisiti previsti dall’art. 184 bis del decreto legislativo 152/2006 (“Norme in materia ambientale”, il ‘fresato d’asfalto‘ può essere qualificato come sottoprodotto invece che come rifiuto speciale, secondo il Codice Cer (Catalogo europeo dei rifiuti). A stabilirlo è il Consiglio di Stato, con la sentenza n. 4151 del 6 agosto 2013, emessa a proposito di una controversia relativa all’insediamento di un impianto di produzione di calcestruzzi.

Si tratta di una decisione giuridica decisamente importante in materia di edilizia e urbanistica, come rileva l’Ance, Associazione nazionale costruttore edili. La classificazione dei sottoprodotti rappresenta infatti “una novità rispetto a quella anteriore contenuta nel Cer, che di conseguenza acquista valore non vincolante, potendo alcune sostanze già classificate come rifiuti essere ora riconosciute quali sottoprodotti”, spiega l’Ance.

“Il fresato d’asfalto poi si inserisce nel processo produttivo dell’impianto, viene rimosso con la certezza di essere integralmente riutilizzato, non viene sottoposto ad alcun processo di trasformazione, viene riutilizzato in tempi ravvicinati (quotidianamente) rispetto al prelievo e senza particolari operazioni di stoccaggio, non pone il problema di doversene disfare essendo esso sempre riutilizzabile e riutilizzato”, continua la nota dell’associazione.

Nella stessa sentenza il Consiglio di Stato si pronuncia anche su questioni relative alla procedura semplificata di variante del piano urbanistico generale per l’insediamento di impianti produttivi ai sensi dell’art. 5 del Dpr 447/1998 (ora art. 8 Dpr 160/2010). Il comune, qualora decida di opporsi alla realizzazione dell’impianto non rispettando la decisione favorevole della conferenza di servizi, deve fornire una puntuale motivazione delle sue scelte urbanistiche in considerazione delle particolari situazioni di affidamento generate nei privati interessati.

“In sostanza”, continua l’Ance, “il comune non può dare il proprio parere favorevole nell’ambito della conferenza di servizi e successivamente negare la variazione dello strumento urbanistico fondando il diniego esclusivamente su motivazioni non puntuali e di carattere non urbanistico (nella fattispecie su motivazioni di tipo paesaggistico-ambientali)”.

Infine, secondo i giudici, la valutazione favorevole compiuta in sede di Vas non può successivamente essere rimessa in discussione per i profili attinenti alla compatibilità del piano con l’ambiente.

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