Premio Scarpa a un sito archeologico in Siria

Il Premio Internazionale Carlo Scarpa per il Giardino 2010 è stato assegnato all’unanimità alla città di Dura Europos, antica città affacciata sul lato orientale sulla riva destra dell’Eufrate mediante un dislivello di 40 metri, uno scarto orografico che rende spettacolare la leggibilità simultanea della sottostante pianura alluvionale fertile fino all’orizzonte, e della poderosa struttura verticale […]

Il Premio Internazionale Carlo Scarpa per il Giardino 2010 è stato assegnato all’unanimità alla città di Dura Europos, antica città affacciata sul lato orientale sulla riva destra dell’Eufrate mediante un dislivello di 40 metri, uno scarto orografico che rende spettacolare la leggibilità simultanea della sottostante pianura alluvionale fertile fino all’orizzonte, e della poderosa struttura verticale dei rimparti drammaticamente in bilico; mentre i restanti tre lati, cinti da mura, confinano col deserto. A nord e a sud, le mura seguono la linea frastagliata delle profonde incisioni del terreno scavate dalle acque che dall’altopiano steppico vanno al fiume. A occidente il muro è rettilineo, lungo quasi un chilometro, scandito da quattordici torri, aperto dalla “porta di Palmira”, dotata a sua volta di altre due torri maggiori.

Fondata intorno al 300 a.C. Da un generale di Seleuco I nel sito di un avamposto fortificato (dawara, doura, dura), ha fatto parte dei regni ellenistici e, dal 113 a.C., di quello dei Parti. Nel 165 d.C. È stata conquistata da Roma che nel 211 le ha riconosciuto lo stato di colonia. I Sassanidi hanno tentato di assediarla nel 253 e fatta evacuare nel 256, l’hanno rasa al suolo. La città deve molto all’eroica resistenza dei suoi abitanti, che per arginare l’attacco sassanide hanno rinforzato la cinta muraria, eretta in età ellenistica, solidificata con una serie di quattordici torri dai romani e tutt’oggi esistente, addossandole, all’interno del versante occidentale, lungo circa un chilometro, un gigantesco terrapieno. Quest’ultimo, se non ha impedito l’ingresso del nemico, ha però consentito la conservazione, in un sito esposto alla furia dei venti e delle acque, di stupefacenti reperti archeologici.

Dopo la fortuita scoperta nel 1920, essi sono stati riportati alla luce in campagne di scavo siriane in collaborazione con archeologi europei e americani prima (1922-23) e francesi poi (1989) e ha restituito uno dei più cospicui patrimoni di memoria sui molteplici momenti e aspetti della storia delle civiltà, delle arti, dei culti religiosi che si sono radicati nell’area mediorientale nell’arco di più di cinque secoli, dalla fine del IV a.C. alla metà del III d.C., in un territorio particolarmente permeabile agli incontri e agli scambi tra mondo mediterraneo e mondo asiatico.

La cerimonia ufficiale di consegna del premio avrà luogo il prossimo 8 maggio nel Teatro Comunale di Treviso, preceduta da un seminario pubblico a Palazzo Bomben, sede della Fondazione Benetton, dove il giorno precedente sarà inaugurata un’esposizione su Dura Europos. Un ricco dossier fuori commercio sul tema, redatto dai maggiori specialisti sotto la direzione di Domenico Luciani e la cura redazionale di Patrizia Boschiero, sarà distribuito per l’occasione.{GALLERY}

Ti è piaciuto questo contenuto?

Con la newsletter Teknoring resti sempre aggiornato.

In più, uno sconto del 20% su libri ed e-book e l’accesso ai vantaggi riservati agli iscritti.

ISCRIVITI

Potrebbero interessarti