Il Partenone torna senza veli

Una storia lunghissima e travagliata, quella del monumento simbolo dell’Antica Grecia, via via convertito in chiesa (per mille anni) e tempio ottomano (400) prima di diventare attrazione turistica e meraviglia del mondo. Sotto restauro dal 1983 da quel giorno non si è mai più mostrato “integralmente”. La costruzione del tempio iniziò nel 447 a.C., richiese […]

Una storia lunghissima e travagliata, quella del monumento simbolo dell’Antica Grecia, via via convertito in chiesa (per mille anni) e tempio ottomano (400) prima di diventare attrazione turistica e meraviglia del mondo. Sotto restauro dal 1983 da quel giorno non si è mai più mostrato “integralmente”. La costruzione del tempio iniziò nel 447 a.C., richiese 9 anni, e ulteriori 10 per installare le statue.

Nei secoli, nei millenni, il Partenone è stato sferzato da ferro e fuoco, da guerre, rivoluzioni e saccheggi. Poi, nelle epoche recenti, la mazzata finale, sotto forma di inquinamento e cattivi restauri. All’inizio del ‘900, e per 40 anni, i primi grandi lavori di restauro. Il Partenone venne ricostruito, ma colonne e blocchi mancanti furono ricostruiti con tecnica moderna: cemento armato, traversine di ferro per vincolare i blocchi. Inoltre, molti pezzi furono ricollocati erroneamente. Curiosità: anche i coevi di Pericle avevano utilizzato “legacci” di ferro, ma li avevano rivestiti, prevenendo l’eventualità di un loro arrugginimento, cosa che non fecero i restauratori di un secolo, fa. La ruggine si formò causando rotture.

Tutto questo ha reso più difficile il recupero che si tenta ora. Il team di archeologi, intagliatori di marmo, architetti e ingegneri hanno dovuto smantellare 1852 tonnellate di marmo, e provare a ricomporle correttamente, aggiungendo tutti gli altri frammenti originali che sono riusciti a ritrovare nell’ara. “E’ un puzzle complicatissimo” – spiega Ioannidou.

Per legare i blocchi ora viene utilizzato il titanio, che resiste molto meglio del ferro alla corrosione. Nuovi blocchi di marmo sono stati intagliati per andare a riempire i “vuoti” lasciati dall’eliminazione dei pezzi di cemento. Il tutto nel modo più rispettoso possibile dell’originale. La cava di marmo del Monte Penteli, da dove si estrassero i blocchi per il Partenone è oggi a sua volta area protetta: il marmo utilizzato nel recupero è stato ricavato da un altro lato del monte. “E’ quasi la stessa cosa, ma non proprio la stessa – spiega la direttrice dei restauri – Il nuovo marmo è decisamente più chiaro dell’originale. Ma abbiamo scelto di non prendere in giro i visitatori, che non avranno problemi a distinguere l’antico dal nuovo. E fra 15 anni le sfumature di colore saranno molto meno percettibili”-

Ma non è finita. Il Partenone resterà libero solo fino a settembre, quando le impalcature copriranno la facciata ovest.

E seguiranno altri tre anni di lavori.{GALLERY}

 

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