Rivestimenti all’italiana

La figura professionale di Gio Ponti (1891-1979) è sorprendentemente dilatata nel tempo e nelle competenze. Tra il 1921 e la fine degli anni ’70 la sua attività non conosce sosta, abbracciano tanti decenni e tante vicende storico-culturali. E anche i suoi campi d’interesse sono molteplici: architettura, decorazione, design, urbanistica e tanto tanto altro. Per questo, […]

La figura professionale di Gio Ponti (1891-1979) è sorprendentemente dilatata nel tempo e nelle competenze. Tra il 1921 e la fine degli anni ’70 la sua attività non conosce sosta, abbracciano tanti decenni e tante vicende storico-culturali. E anche i suoi campi d’interesse sono molteplici: architettura, decorazione, design, urbanistica e tanto tanto altro.

Per questo, la storiografia che lo riguarda ha potuto, di volta involta, isolare dei tempi per sottoporli a studi accurati. In questo caso, ci occupiamo – seppur sinteticamente – di rivestimenti disegnati da Ponti specialmente nel periodo compreso tra gli anni ’50 e ’60. questo fatto suscita ammirazione se si pensa che l’architetto milanese si spinge nel terreno della componentistica edilizia in un periodo in cui essa non aveva dignità di appartenere al campo del design. In questo senso, Ponti precorre di mezzo secolo un fenomeno oggi abbastanza consolidato.

Le sue applicazioni riguardano tanto i manufatti industrializzati (ad esempio le splendide piastrelle disegnate per Gabbianelli, sui toni del blu), tanto la serie “contract” (come la fornitura per l’hotel Parco dei Principi a Sorrento), quanto le soluzioni ad hoc, come la pavimentazione della villa Planchart a Caracas.

Ma dobbiamo ricordare anche le piastrelle in grès diamantato, che hanno rappresentato un leit motiv dei rivestimenti di facciata sia nelle opere di Ponti che nell’edilizia residenziale di inizio anni ’60.

Per Ponti, muro, pavimento e soffitto hanno pari valore. Oltre a concorrere, inevitabilmente, alla definizione di un’identità ambientale e alla formalizzazione del gusto di un’epoca, i suoi rivestimenti non sono delle semplici pelli decorative. Attraverso dei giochi geometrici, collaborano alla qualità prospettica dello spazio: nella sua casa di via Dezza, a Milano, il posizionamento obliquo delle linee è destinato all’amplificazione visiva dei locali.

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