I migliori oggetti della nostra vita

Bonetto Rodolfo (nato a Milano nel 1929) è stato uno dei pochissimi progettisti (assieme a Castiglioni, ad esempio) a esercitare una professione incardinata esclusivamente sul design. Ancor oggi rimaniamo colpiti dal fatto che i suoi prodotti, concepiti tra il 1958 e il 1991 (anno della sua scomparsa), compongono un mosaico tipologico vastissimo. Occorre mettere in […]

Bonetto Rodolfo (nato a Milano nel 1929) è stato uno dei pochissimi progettisti (assieme a Castiglioni, ad esempio) a esercitare una professione incardinata esclusivamente sul design. Ancor oggi rimaniamo colpiti dal fatto che i suoi prodotti, concepiti tra il 1958 e il 1991 (anno della sua scomparsa), compongono un mosaico tipologico vastissimo. Occorre mettere in risalto anche la capacità di dominare con intelligenza temi dalla complessità variabile, dal portariviste in plastica al telefono pubblico della Sip. In ogni circostanza, le creazioni di Bonetto (macchine industriali, arredi, apparecchi tecnici, lampade, sanitari, automobili e tanto, tanto altro) muovono dalla necessità di dare delle risposte concrete a una società che cambia combinando conoscenza delle tecnologie produttive, materiali innovativi e istanze ergonomiche. E rimane sempre in linea con lo spirito del tempo, senza cliché personalistici e senza apriorismi formali.

Il design di Rodolfo Bonetto, di cui oggi il figlio Marco è un valente interprete, pervade la cultura materiale italiana per tre decenni. Forse molti di noi non sanno chi ne sia stato il progettista, ma forse ciò è parte del gioco. Non ricordiamo la griffe, ma il ruolo concreto che ha avuto nella nostra esistenza quotidiana.

Di solito i nostri ricordi sono legati a oggetti dal carattere simbolico-decorativo: una foto, un vaso, una poltrona, un orologio. In questo caso, al contrario, la nostra memoria si rifà a elementi dinamici, con cui abbiamo interagito. L’origine di questo fenomeno è da rintracciare con una precisa visione del design: tutto rinvia alla produzione industriale, con orientamento alla larghissima serie, senza alcun inflessione artigianlaista. All’epoca il design veniva inteso così.

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