Assenza spazio-temporale

Da Kenzo Tange in poi, la progettualità giapponese incarna l’idea del nuovo Futurismo. Incessantemente. E curiosamente: il rapporto con la tradizione è sempre vivo e solido. Mentre in Italia esso costituisce da sempre un orpello e un fattore di inibizione (specie nell’architettura), nel Sol Levante lo slancio innovativo ci sbalordisce. Nell’allestimento presentato in questa pagina, […]

Da Kenzo Tange in poi, la progettualità giapponese incarna l’idea del nuovo Futurismo. Incessantemente. E curiosamente: il rapporto con la tradizione è sempre vivo e solido. Mentre in Italia esso costituisce da sempre un orpello e un fattore di inibizione (specie nell’architettura), nel Sol Levante lo slancio innovativo ci sbalordisce.

Nell’allestimento presentato in questa pagina, il visitatore viene immerso in un’atmosfera prova di coordinate, ma lanciata in una suggestione da film di fantascienza. La presentazione di sessantadue oggetti che meglio rappresentano la contemporaneità avviene in un’ambientazione del tutto simile a quella di una base spaziale.

I display seguono un rigorosissimo allineamento ortogonale, che ricorda alcune scene di “Io, robot”. Sono uguali in altezza ma differenti per dimensioni in pianta. L’illuminazione proiettata sul pavimento li fa galleggiare nello spazio neutro, in un set quasi glaciale.

Un rigore che però viene infranto dalla possibilità, offerta al visitatore, di girare liberamente, senza un percorso prestabilito.

La loro semplicità, che rasenta il minimalismo più estremo, fa sì che siano riutilizzabili in iniziative future.

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