Architettura mimetica: l’edificio di rue Championnet di Chartier-Corbasson Architectes

S’inserisce nell’edilizia haussmaniana con un volume sulla cui facciata ventilata è stampato il fronte di una vicina casa storica. Potrebbe essere una soluzione, necessariamente puntuale, anche per i nostri centri storici?

© Romain Meffre & Yves Marchand

Lo studio basato a Parigi Chartier-Corbasson Architectes ha completato lungo rue Championnet nel XVIII arrondissement della capitale francese la costruzione di un edificio residenziale che s’inserisce all’interno di un tessuto urbano dai forti caratteri storici. È infatti circondato da esempi tipici dell’edilizia borghese di epoca haussmaniana, contraddistinta da un’uniformità, mantenuta tutt’oggi, dettata da un rigido regolamento edilizio che nella seconda metà dell’Ottocento definì altezze di gronda, pendenti tetti mansardati, numero di piani e piani terra liberi destinati al commercio. Il contesto è ulteriormente uniformato dalle scelte formali e decorative e dal trattamento delle superfici delle facciate.

Il riempimento di un lotto vuoto, ma di difficile approccio, dentro questa compattezza ha rappresentato una sfida che i progettisti hanno accolto proponendo un nuovo edificio dalla pianta irregolare: un trapezio di 190 mq di superficie dettato nelle proporzioni e nella forma dai vincoli di una trama urbana che alle sue spalle vede un altro edificio residenziale inclinato rispetto all’asse di rue Championnet e sviluppato quasi completamente all’interno dell’isolato.

Progettato e realizzato per conto di un committente privato, si eleva, senza interrato, per otto piani fuori terra. L’orientamento è nord-sud, dove si trovano rispettivamente il fronte principale e quello sulla corte: gli ultimi due sono occupati da un attico bilivello e da un monolocale mentre il piano terreno è destinato a garage per le biciclette e locali di servizio. All’interno, tutti i piani, uguali, accolgono due appartamenti di taglio medio-piccolo, per un totale di 12 unità complessive.

Il blocco di collegamenti verticali, costituito da un ascensore e una scala a chiocciola le cui forma e dimensioni permettono di sfruttare al meglio le superfici disponibili per l’abitazione e ovviare il più possibile a un orientamento non ottimale, si posizionano nella parte posteriore del lotto e si attaccano all’edificio alle sue spalle, illuminate da un’alta parete continua di vetrocemento.

Mentre gli interni si organizzano e distribuiscono in modo da realizzare in ogni piano due unità diverse fra loro ma con aree giorno passanti che permettono di sfruttare anche il più luminoso affaccio a sud, le scelte effettuate per il fronte principale, dove il nuovo doveva inserirsi nella cortina continua degli edifici confinanti, hanno portato alla realizzazione di una facciata “mimetica”. Il prospetto su strada è infatti risolto realizzando un’illusione: disegna un contemporaneo tromp l’oeil che riproduce la facciata ottocentesca di un edificio vicino sulla superficie esterna di una parete ventilata composta da pannelli Trespa montati su un telaio metallico giustapposto alla facciata sottostante.

L’immagine, leggermente in rilievo, suggerisce decorazioni, aperture, serramenti, balconi e ringhiere metalliche storici che in realtà non ci sono, creando un effetto doppio. Mentre da lontano è compatta e continua, avvicinandosi si “scompone” perdendo di definizione come una fotografia stampata su un giornale quotidiano. Il fronte vero risulta nascosto, intuibile solo quando è aperta la parte mobile dei pannelli, posizionati in corrispondenza dei piccoli balconi, che sono protetti da balaustre vetrate, e delle finestre dai telai in alluminio anodizzato. Una successione di pannelli Trespa color antracite, alternati tra opachi e vetrati, chiude infine il piano terra.

Oltre a risolvere in un modo sicuramente poco scontato il problema dell’inserimento, il ricorso a questo espediente ha permesso anche di mantenere contenuti i costi di costruzione, che hanno impegnato la cifra di 2,1 milioni di euro.

Sempre più auspicato da più parti come risposta al consumo di suolo e al recupero dell’esistente, il costruire nel costruito, anche storico, in Italia (ma non solo) deve fare i conti con caratteri da preservare e, a volte, si scontra con Soprintendenze e progetti non sempre all’altezza. L’esempio di rue Championnet, utilizzato in modo estremamente puntuale, potrebbe essere una soluzione?

 

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Laura Milan

Architetto e dottore di ricerca in Storia dell’architettura e dell’urbanistica. Ha seguito mostre internazionali e progetti su Carlo Mollino e dal 2002 collabora con “Il Giornale dell’Architettura”. Partecipa attivamente alle iniziative dell’Ordine degli architetti di Torino. Nel 2014 costituisce lo studio associato Comunicarch con il quale entra a fare parte del network Guiding Architects e propone tours e itinerari specializzati fra le architetture contemporanee di Torino e Ivrea.

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