Appalti pubblici: stop all’affidamento senza gara

Con una sentenza dello scorso 19 dicembre la Corte di Giustizia Europea ha stabilito che la normativa italiana, in riferimento all’affidamento diretto e senza gara di incarichi di ingegneria e architettura fra amministrazioni e università, è illegittima e contraria al diritto europeo. La decisone, che fa riferimento all’incarico diretto di progettazione affidato dalla Asl di Lecce […]

Con una sentenza dello scorso 19 dicembre la Corte di Giustizia Europea ha stabilito che la normativa italiana, in riferimento all’affidamento diretto e senza gara di incarichi di ingegneria e architettura fra amministrazioni e università, è illegittima e contraria al diritto europeo. La decisone, che fa riferimento all’incarico diretto di progettazione affidato dalla Asl di Lecce all’Università del Salento, è stata accolta con grande soddisfazione dal Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori.

“La sentenza” spiega il Cnappc, “risultato della nostra risoluta e perseverante azione così come di quella dell’Ordine degli Architetti di Lecce, stabilisce in via definitiva che le società ‘in house’, siano esse Università o partecipate, non possono avere incarichi pubblici di progettazione o altri servizi di architettura, se non vincendo una gara o un Concorso, dimostrando di avere i requisiti per partecipare e guadagnando l’incarico, come tutti noi, sul campo del merito,”.

Grazie a questa sentenza, continua il Consiglio, vengono “definitivamente affermati i principi di trasparenza e concorrenza leale che troppo spesso in Italia, negli ultimi anni, sono stati trascurati a vantaggio di vie “brevi” contrarie non solo alle norme comunitarie, ma anche ad un approccio che garantisca sempre e comunque l’affermazione del merito, tra il maggior numero di concorrenti, in una competizione leale e trasparente”.

Secondo il Consiglio questa sentenza non solo renderebbe illegittimi numerosi contratti in essere, come ad esempio quelli di partecipate pubbliche regionali in altre Regioni, ma rimetterebbe in discussione il ruolo e la missione delle Università, “che per statuto dovrebbero occuparsi di insegnamento e ricerca piuttosto che cercare di acquisire incarichi tipicamente professionali.”

“In un momento così difficile per l’Italia – conclude il Consiglio Nazionale – siamo convinti che sia più importante collaborare per l’utilità sociale e la crescita piuttosto che concorrere fuori dalle regole. Per questo motivo siamo pronti a discutere con le Scuole di Architettura un progetto comune che renda sinergiche le grandi capacità di ricerca dell’Università con la competenza professionali degli architetti, anche in ambito internazionale, come già stiamo facendo con il Politecnico di Milano”.

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