Regolamentazione della blockchain: concorrenza, licenze, proprietà intellettuale

L’utilizzo di una blockchain, pubblica o privata, implica la valutazione di alcune tematiche legali (diritto della concorrenza, proprietà intellettuale e industriale, ecc.)

Alcuni ordinamenti hanno recepito, o stanno cercando di recepire, delle regolamentazioni sulla blockchain (ed alcuni, più in generale sulle Distributed ledger technology).
Gli avvocati Fulvio Sarzana di S. Ippolito e Massimiliano Nicotra affrontano il tema attraverso un punto di vista aggiornato e specifico di esperti in materia nel volume “Diritto della blockchain, intelligenza artificiale e IoT”.
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Si può definire la blockchain come un registro aperto, distribuito tramite tecnologia peer to peer, attraverso il quale tenere traccia delle transazioni fra due parti in maniera verificabile e permanente: i dati di un blocco non possono retroattivamente essere modificati. La blockchain prevede infatti che, nel caso, debbano essere cambiati tutti i blocchi successivi a quello coinvolto nella prima modifica e, inoltre, serve il consenso della maggioranza della Rete. L’utilizzo di una blockchain, pubblica o privata, implica la necessità di inquadrare le esigenze di governance che la stessa richiede, verificando gli aspetti che richiedono una regolamentazione.

– Diritto della concorrenza

Un primo aspetto attiene al diritto della concorrenza. In relazione alla caratteristica di visibilità delle transazioni che la blockchain garantisce essa potrebbe agevolare la formazione di intese anticoncorrenziali tra i partecipanti al network, come cartelli sui prezzi. In una blockchain permissioned, inoltre, sarebbe possibile creare delle barriere all’ingresso, impedendo ad operatori economici concorrenti di accedere alla piattaforma creando così un vantaggio concorrenziale in favore dei partecipanti. Qualora i servizi della piattaforma diventino essenziali per lo svolgimento di una determinata attività, si avrebbe un abuso di posizione dominante da parte di coloro che vi accedono, che potrebbe portare l’autorità a emanare provvedimenti per consentirne l’utilizzo.

– Proprietà intellettuale e industriale

La blockchain ha risvolti regolamentari anche sotto il profilo del diritto della proprietà intellettuale ed industriale. La struttura della blockchain, trattandosi di un database, potrebbe ricadere nella protezione garantita dalle normative che disciplinano le basi di dati (in Italia la legge n. 633/1941 sul diritto d’autore, agli artt. 102-bis e seguenti, come modificata in seguito al recepimento della Direttiva n. 96/9/CE sulla tutela giuridica delle banche di dati). Secondo la legge italiana le banche dati sono soggette al diritto d’autore essendo «intese come raccolte di opere, dati o altri elementi indipendenti sistematicamente o metodicamente disposti ed individualmente accessibili mediante mezzi elettronici o in altro modo. La tutela delle banche di dati non si estende al loro contenuto e lascia impregiudicati diritti esistenti su tale contenuto».
Da una parte, quindi, viene riconosciuta protezione alla struttura della banca dati, ossia alla tassonomia organizzativa con cui è stata realizzata, dall’altra però, è garantito un diritto sui generis anche sul contenuto, in quanto «Indipendentemente dalla tutelabilità della banca di dati a norma del diritto d’autore o di altri diritti e senza pregiudizio dei diritti sul contenuto o parti di esso, il costitutore di una banca di dati ha il diritto, per la durata e alle condizioni stabilite dal presente Capo, di vietare le operazioni di estrazione ovvero reimpiego della totalità o di una parte sostanziale della stessa» (art. 102-bis, comma 3, legge diritto d’autore).
Ciò significa che qualora una blockchain sia il risultato di una soluzione creativa per la conservazione delle informazioni, essa potrà costituire oggetto di protezione autonoma, altrimenti comunque spettando il diritto sui generis a chi potrebbe esserne considerato il costitutore.
La struttura decentralizzata di una blockchain permissionless pone rilevanti problemi per l’identificazione di tale soggetto. Infatti, i partecipanti al network, soprattutto quelli che contribuiscono con l’attività di mining all’implementazione del registro, potrebbero reclamare di essere tutti titolari del diritto sui generis, in quanto soggetti che hanno impiegato investimenti rilevanti in mezzi finanziari, strumenti e lavoro. Il problema potrebbe sicuramente porsi nell’ambito di una blockchain permissioned in cui uno o più partecipanti hanno investito risorse nelle attività di sviluppo e programmazione del software, di creazione della rete e di validazione delle transazioni.
L’esistenza di uno o più soggetti inquadrabili come costitutori della banca dati potrebbe anche creare dei problemi in caso di fork della blockchain, dato che essi avrebbero il diritto di vietare l’utilizzo delle informazioni contenute nel registro originario.

– Utilizzo delle licenze

Il diritto d’autore incide sulla blockchain anche sotto un altro aspetto. Se si tiene conto che sia Ethereum sia Bitcoin sono sviluppate rilasciando il software nella formula open source, consentendo pertanto a chiunque di utilizzarlo e rielaborarlo, la varietà e numerosità delle tipologie di licenze open source potrebbe creare problemi a chi voglia utilizzare tali software per finalità private. Mentre l’open Source Iniziative (oSI) ha approvato 83 licenze rientranti nell’ambito di tale tipologia di software, la linux Fundation, tramite il progetto SpDX, ne ha identificate 345 come più utilizzate ed alcune società che offrono servizi di sviluppo elencano addirittura 2.500 tipologie di licenze.
Le due grandi categorie di licenze dei software open source sono quella “copyleft” e quella “permissive”.
Le due categorie sono molto diverse fra loro. Le licenze “permissive” si limitano ad imporre, allo sviluppatore che utilizzi un software open source rilasciato sulla base di tali licenze, degli obblighi di comunicazione ed un obbligo di inserire una copia della licenza stessa, non richiedendo normalmente ulteriori impegni, nella convinzione che eliminando qualsiasi vincolo di reciprocità si favorisce l’adozione dei progetti open source.
le licenze “copyleft”, invece, contengono degli obblighi di reciprocità, imponendo alcune volte di adottare analoga tipologia di licenza per il software risultante dall’implementazione di quello originario: la caratteristica fondamentale di una licenza copyleft è che legalmente essa richiede che le opere derivate dal sistema originario open source vengano distribuite esclusivamente secondo i termini della licenza copyleft.
Questo significa che nel momento in cui si vogliano avviare dei progetti per l’implementazione di soluzioni basate sulla blockchain sarà necessario valutare attentamente la tipologia di licenza che regola il software originario e, qualora essa rientri nella categoria copyleft, analizzare il contenuto della licenza e gli obblighi che sono imposti a coloro che sviluppano utilizzando tale software originario, in quanto potrebbero verificarsi situazioni in cui si è obbligati ad applicare la medesima licenza open source anche al lavoro derivato, dovendo pertanto rendere disponibile il codice sorgente di quest’ultimo.

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