Murature e meccanismi di dissesto: le vulnerabilità non quantificabili

Nelle murature storiche, quali sono le vulnerabilità non quantificabili che possono portare a meccanismi di dissesto?

fonte: Unisi

Spesso i rischi maggiori di dissesto delle murature in caso di eventi sismici derivano da elementi non presi in considerazione dai modelli di calcolo o quando si quantifica il livello di sicurezza di un edificio. Si parla in questi casi di vulnerabilità non quantificabili.

Ma quali sono gli elementi di pericolosità delle murature, da non sottovalutare, che costituiscono tali vulnerabilità non quantificabili? Vediamolo insieme più in dettaglio.

Possiamo individuare tre categorie di vulnerabilità non quantificabili, tipiche degli edifici, che devono essere sempre ricercate e valutate, e sono:

  • le varie murature dal comportamento non monolitico, ad esempio le murature a sacco;
  • eventuali interazioni tra impianti e strutture;
  • le finiture o gli elementi decorativi pericolosi, come statue e comignoli ad esempio.
 Crollo di muratura a sacco di grandi dimensioni (Foto Eva Coïsson)

Crollo di muratura a sacco di grandi dimensioni (Foto Eva Coïsson)

Si tratta di elementi talvolta addirittura evidenti, ma la cui pericolosità è difficilmente traducibile in cifre. L’uso dei modelli numerici può certamente essere un ausilio utile, ma la valutazione della sicurezza sismica di un edificio non si può limitare a essi, resta infatti fondamentale la conoscenza diretta e concreta della realtà fisica dell’edificio in tutti i suoi dettagli materico-tecnologici.

Naturalmente è indispensabile effettuare delle semplificazioni per definire dei modelli, ma certi dettagli devono poi rientrare nella valutazione per non rischiare di trascurare i più immediati pericoli per l’incolumità. Per limitarsi a un esempio: la statua di coronamento di un edificio non entrerà, ovviamente, nel modello per la verifica del comportamento strutturale dell’edificio stesso, ma la sua sicurezza, basata essenzialmente sulla conoscenza dei dettagli delle connessioni, dovrà essere valutata a parte, non necessariamente in maniera quantitativa.

Alcune valutazioni di tipo quantitativo possono comunque essere adottate anche in questi casi, sebbene questi elementi siano citati come “vulnerabilità non quantificabili” nelle schede di verifica delle Linee Guida per la valutazione e la riduzione del rischio sismico.

Per le murature, e in generale per gli edifici storici, è di estrema importanza verificare il comportamento con cui le strutture potrebbero rispondere in caso di terremoto, e come abbiamo visto soprattutto nelle architetture storiche devono essere considerati i vari elementi di un edificio.

È importante per questo mettere a fuoco tutti gli aspetti di vulnerabilità, in particolare quelli riscontrati più frequentemente in occasione degli eventi sismici, con una descrizione delle diverse modalità di danneggiamento. E soprattutto è utile imparare a individuare e indagare per tempo quelle situazioni critiche sui singoli manufatti per poter prevenire eventuali dissesti grazie a una sorta di diagnosi precoce. Le vulnerabilità possibili in un edificio, quindi, possono essere molte e devono essere assolutamente indagate, ciascuna nella propria peculiarità e attraverso uno specifico percorso di conoscenza.

Eva Coïsson

Ingegnere Civile, PhD in Ingegneria Strutturale. Professore Associato in Restauro (ICAR/19) presso l’Università degli Studi di Parma, ove svolge attività didattica per i corsi di laurea in Architettura. L’attività di ricerca si concentra sugli aspetti strutturali della conservazione e del restauro degli edifici antichi, anche nei riguardi del rischio sismico.

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