L’amministratore di condominio come datore di lavoro

Quando l’amministratore di condominio è anche datore di lavoro? Quali sono i suoi obblighi in materia di sicurezza?

Quando il condominio si comporta come un’azienda e ha a proprio carico dei dipendenti (è il caso del portiere, del giardiniere, dell’addetto alle pulizie o del tecnico della manutenzione) è l’amministratore pro tempore ad assumere le vesti di datore di lavoro e, pertanto, spetta a lui verificare il rispetto delle disposizioni in tema di salute e sicurezza previste dal decreto legislativo n. 81/2008.
Raffaele Guariniello, esperto di livello nazionale e internazionale sui temi della sicurezza del lavoro, nel volume “Sicurezza nel condominio. Profili di responsabilità penale” affronta il tema rispondendo ad alcune delle domande più ricorrenti in materia.
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Nella veste di datore di lavoro, l’amministratore di condominio ha gli obblighi previsti nel TUSL (Testo Unico della Sicurezza sul Lavoro) a carico del datore di lavoro.

Quando l’amministratore di condominio riveste la qualità di datore di lavoro?
Per non incorrere in equivoci, dobbiamo partire da due definizioni interdipendenti contenute nell’art. 2, comma 1, D.Lgs. n. 81/2008.
La lettera b) stabilisce che per datore di lavoro s’intende “il soggetto titolare del rapporto di lavoro con il lavoratore o, comunque, il soggetto che, secondo il tipo e l’assetto dell’organizzazione nel cui ambito il lavoratore presta la propria attività, ha la responsabilità dell’organizzazione stessa o dell’unità produttiva in quanto esercita i poteri decisionali e di spesa”.
Per lavoratore s’intende la “persona che, indipendentemente dalla tipologia contrattuale, svolge un’attività lavorativa nell’ambito dell’organizzazione di un datore di lavoro pubblico o privato”.
Se ne ricava che, ai fini dell’applicazione delle norme incriminatrici previste nel decreto 81, rileva l’oggettivo espletamento di mansioni tipiche dell’impresa (anche eventualmente a titolo di favore) nel luogo deputato e su richiesta dell’imprenditore.
E dunque rileva un elemento di fatto che richiede lo svolgimento dell’attività lavorativa nell’ambito dell’organizzazione del datore di lavoro, ma non la subordinazione né la dipendenza.

Se e in quanto datore di lavoro, l’amministratore di condominio ha gli obblighi di sicurezza previsti dal D.Lgs. n. 81/2008?
Leggendo l’art. 3, comma 4, D.Lgs. n. 81/2008 se ne trae che il D.Lgs. n. 81/2008 si applica a tutti i lavoratori e lavoratrici, “fermo restando quanto previsto da commi successivi del presente articolo”.
Ne desumiamo una regola generale: il D.Lgs. n. 81/2008 si applica integralmente a tutela di qualsiasi persona che di fatto eserciti l’attività nell’ambito dell’organizzazione di un datore di lavoro, a prescindere dalla tipologia contrattuale. Ma ne desumiamo anche una deroga alla regola generale: qualora rientri nell’ambito di una delle categorie disciplinate dall’art. 3 nei commi dal 6 al 13- ter, il lavoratore è tutelato nei modi e nei limiti ivi stabiliti.
Di qui l’esigenza di verificare per ciascuna categoria di lavoratori se tale categoria rientri, o no, nei commi dal 6 al 13-ter.
Ove a seguito di tale verifica si pervenga a una risposta negativa, per forza di cose si applica la regola generale.

Quali sono le categorie di lavoratori disciplinate dall’art. 3 nei commi dal 6 al 13-ter?
I lavoratori somministrati, ad es., ovvero – e questa è una categoria di lavoratori di particolare interesse per l’amministratore di condominio – “i lavoratori che rientrano nel campo di applicazione del contratto collettivo dei proprietari di fabbricati”.
E anche a proposito di questi lavoratori occorre mettere in guardia contro possibili equivoci.
L’art. 3, comma 9, D.Lgs. n. 81/2008 dispone che:
ai lavoratori che rientrano nel campo di applicazione del contratto collettivo dei proprietari di fabbricati trovano applicazione gli obblighi di informazione e formazione di cui agli articoli 36 e 37”;
ad essi devono inoltre essere forniti i necessari dispositivi di protezione individuali in relazione alle effettive mansioni assegnate”;
nell’ipotesi in cui il datore di lavoro fornisca attrezzature proprie, o per il tramite di terzi, tali attrezzature devono essere conformi alle disposizioni di cui al Titolo III”.
Si usa dire che questo comma 9 limiterebbe ai soli adempimenti ivi esplicitamente indicati gli obblighi di tutela dei lavoratori che rientrano nel campo di applicazione del contratto collettivo dei proprietari di fabbricati.
È una tesi difficile da condividere.
Leggiamo, a mero titolo di esempio, l’art. 36 D.Lgs. n. 81/2008: il datore di lavoro “provvede affinché ciascun lavoratore riceva una adeguata informazione sui rischi specifici cui è esposto in relazione all’attività svolta” e “sulle misure e le attività di protezione e prevenzione adottate”.
Si tratta di un adempimento che presuppone necessariamente la valutazione dei rischi per la sicurezza e la salute dei lavoratori che rientrano nel campo di applicazione del contratto collettivo dei proprietari di fabbricati.
Senza di ciò non si comprende come l’amministratore di condominio potrebbe provvedere “affinché ciascun lavoratore riceva una adeguata informazione sui rischi specifici cui è esposto in relazione all’attività svolta” e “sulle misure e le attività di protezione e prevenzione adottate”.

L’amministratore di condominio, in quanto datore di lavoro, può essere chiamato a rispondere anche nei casi in cui la violazione di una norma di sicurezza sul lavoro abbia cagionato la morte o la lesione, non già di un lavoratore, bensì di un terzo?
È insegnamento pacifico della Suprema Corte che “l’obbligo di garantire la sicurezza dei luoghi di lavoro non è posto a sola tutela dei soggetti intranei (gli operai e coloro che, a qualsiasi titolo, sono coinvolti nel processo lavorativo), ma anche dei terzi che a qualsiasi titolo si vengano a trovare all’interno dei luoghi predetti” (v. per tutte, Cass. 22 marzo 2018, n. 13328; Cass. 9 febbraio 2018, n. 6507).

Il datore di lavoro può effettuare, la valutazione dei rischi sulla base delle procedure standardizzate?
Per quel che concerne, in particolare, l’obbligo indelegabile di valutazione dei rischi, è da tener presente che il datore di lavoro, ove occupi fino a 10 lavoratori, effettua, e, ove occupi fino a 50 lavoratori, può effettuare, la valutazione dei rischi sulla base delle procedure standardizzate di cui al D.M. 30 novembre 2012.
Un utile supporto può essere il registro di anagrafe condominiale la cui tenuta è affidata alle cure dell’amministratore di condominio, contenente anche “ogni dato relativo alle condizioni di sicurezza delle parti comuni dell’edificio”.
In forza poi dell’art. 34, comma 1, D.Lgs. n. 81/2008, salvo che nei casi di cui all’art. 31, comma 6, D.Lgs. n. 81/2008, il datore di lavoro può svolgere direttamente i compiti propri del servizio di prevenzione e protezione dai rischi, di primo soccorso, nonché di prevenzione incendi e di evacuazione, nelle ipotesi previste dall’allegato II, dandone preventiva informazione al rappresentante dei lavoratori per la sicurezza e a condizione di aver frequentato appositi corsi di formazione e aggiornamento.
Del resto, pur se non svolga direttamente siffatti compiti, l’amministratore di condominio è tenuto di regola ad aver frequentato un corso di formazione iniziale e di formazione periodica in materia di amministrazione condominiale.

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