La regola tecnica di prevenzione incendi per le chiusure d’ambito degli edifici civili: sintesi tecnica, adempimenti, sanzioni

La nuova Regola tecnica in vigore mira a definire i materiali da impiegare per le facciate, come e dove poter installare gli impianti affinché questi non costituiscano pericolo. Ne parla l'ingegnere Davide Luraschi, presidente del Collegio degli Ingegneri e degli Architetti di Milano

Giovedì 30 Giugno 2022


La regola tecnica di prevenzione incendi per le chiusure d’ambito degli edifici civili: sintesi tecnica, adempimenti, sanzioni

In occasione del convegno tenutosi mercoledì 8 giugno, nella sala Alessi di Palazzo Marino di Milano, dal titolo “La nuova regola tecnica sulle facciate e le chiusure d’ambito”, la redazione di Teknoring ha avuto occasione di approfondire alcuni aspetti importanti della nuova RTV con alcuni relatori. In questo primo articolo, l’ingegnere Davide Luraschipresidente del Collegio degli Ingegneri e degli Architetti di Milano, Docente di Ingegneria della Sicurezza Antincendio al Politecnico di Milano, consigliere Ordine Ingegneri di Milano, ci spiega quali sono le principali novità introdotte dalla nuova Regola tecnica che entrerà in vigore tra pochi giorni.

In cosa consiste, brevemente, la nuova “Regola tecnica di prevenzione incendi per le chiusure d’ambito degli edifici civili”, in vigore da luglio 2022?

In primis, c’è da chiarire bene un aspetto che forse è passato inosservato; le vecchie linee guida sulle facciate (la Circolare DCPSTn.5643 del 31 marzo 2010 e DCPST n.5043 del 15 aprile 2013) erano sì volontarie, ma la RTO le indicava come valido riferimento per le facciate (S.1.7 poi modificato nell’ultima versione del codice).

Di conseguenza, dal 2015 ogni qualvolta si progettava e presentava un progetto antincendio usando il Codice si dovevano applicare le linee guida delle facciate.

È importante precisarlo, in quanto non significa che con l’introduzione di questa nuova norma si passa da un consiglio ad un obbligo.

La differenza introdotta è comunque decisamente rilevante, in quanto siamo alle prese con un avere propria normativa tecnica specificatamente dedicata alle facciate che “parla la stessa lingua del codice”. Infine l’RTV stessa prende in esame anche il tema impianti e fotovoltaico dando delle specifiche diverse che il progettista, caso per caso, dovrà valutare se attenersi alle circolari del 2012 o a questa nuova regola tecnica.

Quali sono gli elementi di cambiamento rispetto al passato?

L’emanazione di una norma esige applicazione e rispetto della stessa.

Inoltre, nella norma vengono specificate le distanze dai camini, dagli impianti, ecc… consentendo al professionista di progettare la sicurezza degli involucri e quindi degli edifici più dettagliatamente.

Viene poi definitivamente abbandonata la normativa e la classificazione italiana, precedentemente in vigore, per passare a quella europea. Le vecchie classi italiane, spesso fonte di errate interpretazioni, dubbi, incertezze (classe 0, 1, ecc…) scompaiono, a favore delle classi europee standardizzate ed uniche. In altri ambiti (interni) rimane, per fortuna, la classe 1IM per gli imbottiti, unico esempio europeo, italiano, di identificazione dei materiali imbottiti (materassi cuscini, divani ecc). Essenziale quando si parla di alberghi, ospedali, locali di pubblico spettacolo ed esempio virtuoso di come l’Italia sia attenta nel campo della sicurezza antincendio. (leggi qui l’approfondimento in merito alla reazione al fuoco dei materiali)

Dal punto di vista europeo si ribadiscono le norme EN richiamate già anche nella RTO, ma la strada per una visione unica del tema sicurezza sulle facciate dal punto di vista europeo è ancora lunga.

Quali sono gli adempimenti a cui devono rispondere i professionisti del settore?

Tutte le attività elencate nell’allegato I del D.P.R. 151/2011 per esercire, devono basarsi su di un progetto antincendio approvato (tranne le attività di categoria A che non necessitano di approvazione preventiva da parte del Comando VVF.. ma il progetto rimane comunque imprescindibile) ed in seguito aver depositato la SCIA antincendio (Segnalazione Certificata di Inizio Attività ai Fini Antincendio). Quindi, il progettista antincendio predisporrà in primis un progetto antincendio, nei casi di categoria B e C, che dovrà essere approvato dal Comando VVF e successivamente assevererà che quanto costruito e realizzato sia conforme al progetto ed alle norme antincendio che regolano l’attività. Senza questi passaggi non si può esercitare l’attività, e se si opera senza di essi, si è passibili di reato.

Quali sono le sanzioni in cui incorre chi non si adegua ai requisiti della nuova Regola Tecnica Verticale?

L’attività di vigilanza nei luoghi di lavoro è espletata ai sensi dell’art. 19 del D.Lgs. n. 139/2006. Il personale dei Vigili del Fuoco in base all’art. 13 del D.Lgs n. 81/2008 è organo di vigilanza sull’applicazione della legislazione di sicurezza nei luoghi di lavoro per le specifiche competenze (sicurezza antincendio). La mancata presentazione della valutazione del progetto e/o della SCIA, per attività che sono anche luoghi di lavoro, è soggetta a disciplina sanzionatoria.

Con la revisione del D.Lgs n. 139/2011 operata dal D.Lgs 29 maggio 2017, n. 97, in particolare dell’art. 20 (Sanzioni penali e sospensione dell’attività) è stato chiarito che l’omessa presentazione della SCIA o della “richiesta di rinnovo periodico della conformità antin­cendio” per tutte le attività soggette al controllo VVF (attività di cat. A, B e C dell’Allegato I del DPR n. 151/2011) è punita con l’arresto sino ad un anno o con un’ammenda. Si veda anche il decreto D.Lgs. n. 758/1994.

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