La fusariosi si combatte ‘alleando’ il grano tenero e quello duro

Da un team di ricerca La Sapienza - Uniba nuove speranze per combattere la fusariosi, malattia fungina che minaccia il grano duro

La fusariosi è uno dei funghi principali nemici del grano duro. Rilevata in Italia dal 1995, questa patologia mette a rischio la produzione della materia prima della pasta, di cui siamo tra i maggiori produttori mondiali. La contaminazione da tossine causata dalla fusariosi e da pesticidi, utilizzati per combattere questa muffa, rende infatti il raccolto inutilizzabile per l’alimentazione umana e animale.

La strategia agronomica che potrebbe ovviare al problema sarebbe quella di produrre un incrocio varietale di grano resistente alla fusariosi, possibilità che però è complicata dalla mancanza di fonti di resistenza presenti invece in varietà di grano tenero.

Nuove speranze per risolvere il problema arrivano da uno studio realizzato dal dipartimento di Biologia e Biotecnologie “C.Darwin” della Sapienza di Roma, sotto il coordinamento di Daniela Bellinconti. Lo studio, realizzato in collaborazione con l’Università di Bari, è stato pubblicato sulla rivista BMC (BioMed Central) Plant Biology.

I ricercatori hanno individuato una varietà di grano tenero resistente alle distruttive malattie fungine grazie a pareti cellulari di protezione specializzate, le prime strutture che il patogeno incontra nel processo di infezione e che degrada per penetrare nel tessuto dell’ospite.

Confrontando una varietà di grano tenero resistente alla malattia con una varietà di grano duro suscettibile alla fusariosi, è stato possibile analizzare le caratteristiche dettagliate delle loro pareti cellulari dopo averle infettate entrambe.

“Le pareti cellulari della varietà resistente alla fusariosi – spiega Vincenzo Lionetti, ricercatore della Sapienza – possiedono una particolare composizione di lignina e mostrano composizioni uniche di altre componenti, come pectina ed emicellulosa. Questi tratti biochimici, rinforzando la parete cellulare costituiscono un impedimento alla penetrazione e alla diffusione dei patogeni”.

La ricerca identifica anche un nuovo gene, chiamato WheatPME1, che gioca un ruolo importante nella variazione della struttura chimica della pectina. Durante l’infezione il gene ha avuto livelli diversi di attività nella varietà resistente alla fusariosi rispetto a quella suscettibile. “La speranza – sottolinea Agata Gadaleta, ricercatrice dell’università di Bari “Aldo Moro” – è che l’identificazione di questi tratti unici della parete cellulare nel grano tenero resistente alla fusariosi possano essere trasferiti in futuro, mediante programmi di incrocio, alle cultivar di grano duro suscettibili per migliorarne la resistenza alla malattia”. La coltivazione di varietà resistenti di grano duro ridurrà la contaminazione da tossine fungine e pesticidi negli alimenti. Questo porterà ad un incremento della produzione di pasta e altri prodotti trasformati di qualità.

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