L’Eco manager: lo stratega delle sostenibilità

Chi è, cosa fa e perché ne abbiamo bisogno

L’Eco manager: chi è
L’Eco manager: cosa fa
Come si diventa eco manager
L’Eco manager – Prospettive future

L’Eco manager: chi è

Con la riforma e il miglioramento della norma volontaria ISO 14001 – fondamentale per dotarsi di un sistema di gestione ambientale – si è data maggiore importanza al ruolo che l’alta direzione (persona o gruppo di persone che, dal più elevato, guidano e tengono sotto controllo un’organizzazione).
L’implementazione di sistemi di gestione ambientali, infatti, oltre a tutelare l’ambiente, permette – se progettato ed implementato correttamente e con una visione di prospettiva – di creare business: un business sostenibile.
Per poter cogliere le opportunità che gli SGA favorisce, occorre che ai vertici delle aziende ci siano persone dotate di determinate competenze e di una speciale visione del futuro della propria azienda e del mondo circostante: un manager “eco”, o ecomanager.
L’eco manager è una professione emergente in ambito ambientale, nata dal crescente interesse da parte di aziende ed enti pubblici e privati nei confronti dell’ambiente, ma anche dal proliferare di una normativa, sempre più specifica, che deve essere governata, non solo dal punto di vista operativo ma anche da quello delle scelte strategiche.

L’Eco manager: cosa fa

Nell’ambito di una realtà industriale, di un ente pubblico o di consorzi privati, l’eco manager individua le politiche ambientali e ne coordina l’attuazione: il suo obiettivo è ridurre l’impatto ambientale di un processo produttivo, di una procedura, di ogni singolo aspetto della vita d’azienda.
I suoi compiti specifici riguardano:
– la definizione di strategie volte a ridurre l’inquinamento derivante dall’attività produttiva;
– la predisposizione delle azioni necessarie ad evitare le sanzioni penali e amministrative per la violazione dei limiti e dei divieti posti dalla normativa ambientale;
– la supervisione sulle normative applicabili all’azienda;
– il monitoraggio delle opzioni legislative e di quelle economico-finanziario (bandi e agevolazioni per la scelta di opzione ambientalmente sostenibili);
– il monitoraggio per l’implementazione reale – e non solo formale – dell’eventuale SGA adottato;
– la verifica che tutti i processi avvengano secondo i disciplinari di qualità ambientale;
– la supervisione dell’applicazione dei criteri di efficienza energetica;
– il valorizzazione del surplus green dell’azienda, come marchio, brand, prodotti, sistema di gestione e coinvolgimento del personale;
– il coordinamento delle figure più operative (l’eco-auditor, il risk manager, l’energy manager, …).
E via discorrendo: in un mondo che dovrà necessariamente sempre più velocemente prendere in considerazione le opzioni ambientali, l’eco manager si presenta come una figura professionale chiave e sempre più rilevante in un contesto nel quale:
– si moltiplicano le iniziative legislative in favore dell’ambiente e nell’ambito di una politica internazionale che tende a penalizzare pesantemente le realtà produttive più inquinanti;
– i danni ambientali e quelli in termini di immagine provocati dall’inquinamento prodotto sono in grado di mettere in ginocchio qualunque realtà;
– le sanzioni, non solo penali, diventano sempre più pesanti;
In ultima analisi, la figura dell’eco manager risponde ad un bisogno del mercato di utilizzare al meglio tutto le soluzioni (tecnologiche, economiche, ambientali, sociali, etc. …) in grado di ridurre l’impatto ambientale delle attività umane.
L’eco manager si inserisce nel più ampio contesto della Green Economy, settore vitale e, al momento, l’unico in grado di garantire nuove occasioni di lavoro per figure dotate di un curriculum interdisciplinare.

Come si diventa eco manager

L’eco manager deve:
– necessariamente possedere una competenza multidisciplinare: deve conoscere bene la legislazione (nazionale, locale, comunitaria ed internazionale) in materia di ambiente (e sicurezza, materia fortemente connessa alla prima)
– aver dimestichezza con il settore economico e finanziario;
– essere in grado di interfacciarsi con gli esperti tecnici;
– essere capace di prevenire, innanzitutto, l’insorgere di problemi, e in ogni caso deve essere capace di identificare le cause dei problemi e di predisporre rapidamente le soluzioni opportune.
A livello personale, è fondamentale che l’eco manager sia predisposto al lavoro di squadra, alle pubbliche relazioni, alla coordinazione di risorse umane.
I percorsi accademici che normalmente consentono di acquisire tali competenze sono rintracciabili fondamentalmente nei corsi di laurea in:
– Economia, Economia dell’ambiente, dello sviluppo e del territorio;
– Scienze forestali e dell’ambiente;
– Ingegneria dell’ambiente e del territorio;
– Ingegneria del controllo ambientale;
– Giurisprudenza;
– Geologia;
– Scienze politiche.
In ogni caso occorre, dopo la laurea, specializzarsi ulteriormente, attraverso la partecipazione ad uno specifico master o corso di alta formazione.

L’Eco manager – Prospettive future

Secondo l’Unep – l’agenzia delle Nazioni Unite per l’ambiente – nei prossimi vent’anni, la previsione dello sviluppo delle figure manageriali che avranno a che fare con l’energia nel mondo è di 8 milioni di posti lavoro.
Un vero e proprio boom, che tuttavia ha delle ragioni ben precise: una legislazione severa, i vincoli di risparmio energetico, l’esigenza di sostenibilità dei cicli di lavorazione e le aspettative dei consumatori spingono di diritto l’eco-manager fra le figure più richieste nel mondo del lavoro.

Andrea Quaranta

Environmental risk and crisis manager, giurista ambientale e docente nei settori del diritto dell’ambiente e dell’energia. Collabora con le riviste Ambiente&Sviluppo, Il Quotidiano Ipsoa, Ambiente&Sicurezza sul lavoro. Autore di La consulenza giuridica nelle fonti rinnovabili (2012) e I nuovi incentivi economici e fiscali per le rinnovabili (2013), ha curato per Ipsoa lo speciale Responsabilità ambientale & Assicurazioni (2014). Fa parte dell’Associazione Giuristi Ambientali.

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