Consulente tecnico nella mediazione ambientale: ruoli e competenze

In materia di mediazione ambientale l’intervento dei tecnici è imprescindibile, ma quali sono le competenze richieste per lo svolgimento di tale ruolo?

La mediazione delle controversie è una procedura di risoluzione alternativa delle dispute civili e commerciali, che coinvolgono due o più parti, le quali liberamente decidono di essere facilitate da un terzo professionista nel raggiungimento di una soluzione, la conciliazione, della loro problematica.
In materia di danno ambientale, vista la complessità della materia, è spesso necessario l’intervento dei tecnici.
L’articolo che segue, tratto dal volume “Conflitti Ambientali: Mediazione, Transazione, Accordi” a cura di Luisa Giampietro, analizza i ruoli e competenze del consulente tecnico in materia ambientale.

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Il ruolo del tecnico nella procedura di mediazione è delineato dall’art. 8 del D.Lgs. n. 28/2010. In particolare, l’ultimo periodo del comma 1 prevede che: “nelle controversie che richiedono specifiche competenze tecniche, l’organismo (di mediazione, NdR) può nominare uno o più mediatori ausiliari”. Il successivo comma 4 dispone nei seguenti termini: “quando non può procedere ai sensi del comma 1, ultimo periodo, il mediatore può avvalersi di esperti iscritti negli albi dei consulenti presso i tribunali …“.

In tale contesto, il tecnico può essere chiamato a fornire il proprio contributo sia quale mediatore ausiliario sia come esperto. Nel primo caso, l’attività svolta richiede le tipiche competenze del mediatore, unite alla conoscenza della materia ambientale.
Nel secondo caso, data l’ampiezza e la specificità delle tematiche ambientali un esperto tecnico (talvolta, un team di esperti ingegneri, chimici, geologi, ecologi, medici etc.) può affiancare il mediatore (o il team di mediatori), al fine di fornire dati tecnico/scientifici e rispondere alle domande delle parti e/o del mediatore/dei mediatori.

In proposito, se è evidente che il mediatore possa non essere esperto della specifica materia ambientale, oggetto della controversia, è importante sottolineare che il tecnico esperto, chiamato a fornire il proprio contributo nell’ambito della mediazione, debba conoscere almeno i fondamenti, i principi e le procedure della mediazione, nonché il ruolo ed i limiti dell’ausiliario all’interno del tentativo di conciliazione, diversi da quelli che caratterizzano l’attività dei consulenti tecnici d’ufficio e/o di parte.

In particolare, l’esperto ausiliario deve partecipare al tavolo della mediazione, al fine principale – quasi esclusivo – di rendere tutte le informazioni tecnico/scientifiche necessarie per fare chiarezza, approfondire aspetti particolari, in tal modo contribuendo a far emergere soluzioni conciliative condivise ed evitando, soprattutto, di proporre e perorare soluzioni tecniche da lui preferite.

L’attività del tecnico nel tentativo di conciliazione è certamente molto meno formale, rispetto a quella del CTU, in quanto la stessa conduzione della mediazione è caratterizzata da ampia flessibilità della procedura, concordata tra le parti anche in merito alla scelta dell’esperto. In merito a tale scelta, la necessità di giungere ad una condivisione tra le parti deriva sia dall’impossibilità di rendere giudizi o decisioni vincolanti, da parte del mediatore, sia (o soprattutto) dal ruolo e dalla funzione super partes dell’esperto, che è chiamato non a fornire un giudizio tecnico, ma un mero ed importante ausilio alla comprensione dei complessi profili tecnici, connessi alla controversia. Obiettivo che appare più facilmente perseguibile se l’esperto si limita a favorire il dialogo tra le parti, senza attribuire torti o ragioni.

Competenze richieste al consulente tecnico

Le competenze e specializzazioni tecniche che possono essere interessate dalla mediazione ambientale sono numerosissime (dalle emissioni atmosferiche ed acustiche, agli scarichi nelle acque, alla produzione e gestione dei rifiuti, all’uso dell’energia, delle materie prime, del suolo e delle altre risorse naturali etc.).
Poiché l’esperto non deve trarre proprie conclusioni ma favorire la comprensione dei profili tecnici connessi alla mediazione, può essere opportuno trasmettere le informazioni rilevanti e/o richieste secondo uno specifico schema di analisi ambientale, quale quello contenuto nella ISO 14011 o nel Regolamento (Ce) n. 1221/2009, sull’adesione volontaria delle organizzazioni a un sistema comunitario di ecogestione ed audit (EMAS), che consenta di individuare:
• gli obblighi normativi applicabili in tema di ambiente, al fine di verificare la conformità dell’attività oggetto della controversia;
• gli aspetti ambientali più significativi per la controversia, con particolare riferimento alla potenzialità di causare un danno ambientale, alla fragilità dell’ambiente locale, regionale o globale, alle caratteristiche degli aspetti ambientali diretti e indiretti e degli impatti ambientali (in termini di entità, numero, frequenza), nonché all’importanza attribuita a tali aspetti ambientali dalle parti coinvolte.

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