Attività industriali a rischio di incidente rilevante

Seveso III, tutto quello che c'è da sapere, dal rapporto di sicurezza ai piani di emergenza esterni/interni, all'effetto domino

Nel tempo si sono succedute diverse elaborazioni della normativa europea in materia di rischi di incidenti rilevanti, e precisamente:
– Direttiva Seveso I: direttiva 1982/501/CEE (recepita con D.P.R. 17 maggio 1988, n. 175);
– Direttiva Seveso II: direttiva 1996/82/CE (recepita con D.Lgs. 17 agosto 1999, n. 334);
– Modifica Seveso II: direttiva 2003/105/CE (recepita con D.Lgs. 21 settembre 2005, n. 238);
– Direttiva Seveso III: direttiva 2012/18/UE del 4 luglio 2012 (recepita con D.Lgs. 14 luglio 2015, n. 105).
La direttiva Seveso III tiene conto del regolamento CLP (Regolamento n. 1272/2008/CE), normativa della UE relativa alla Classificazione, Imballaggio ed Etichettatura delle sostanze e delle miscele; il regolamento prevede che a decorrere dal 1º dicembre 2010 tutte le sostanze siano classificate in conformità ai nuovi criteri e che a decorrere dal 1º giugno 2015 lo siano anche le miscele.

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Campo di applicazione e definizioni

Il decreto si applica agli stabilimenti, definiti come area sottoposta al controllo di un gestore, nella quale sono presenti sostanze pericolose all’interno di uno o più impianti, comprese le infrastrutture o le attività comuni o connesse. Gli stabilimenti vengono poi suddivisi in due categorie, a seconda delle quantità presenti: di soglia inferiore o superiore.
I valori di soglia sono indicati nell’Allegato 1: in una prima colonna sono indicate le tipologie di sostanze (parte prima) o nominativamente un certo numero di sostanze (parte seconda); nella seconda colonna i quantitativi al di sopra dei quali scatta l’assoggettamento al decreto; nella terza colonna altri valori.
Gli stabilimenti in cui i quantitativi sono compresi tra i valori indicati nella colonna 2 ma inferiori a quelli di cui alla colonna 3 sono definiti di soglia inferiore; se superano i valori di cui alla colonna 3 sono definiti di soglia superiore. In entrambi i casi si deve applicare, ove previsto, la regola della sommatoria dei quantitativi di sostanze diverse, ma sempre pericolose.

Esclusioni

Per le esclusioni dal campo di applicazione della Seveso III si rimanda a Tutto Sicurezza e Ambiente che ne contiene l’elenco completo per soddisfare al meglio le esigenze operative del consulente della sicurezza o ambientale. Prova Tutto Sicurezza e Ambiente qui

Obblighi generali del gestore

Il gestore degli stabilimenti industriali deve:
1) valutare innanzitutto le situazioni di rischio di incidente rilevante esistenti nel proprio insediamento; da rilevare che nell’ultima versione della normativa Seveso è stato introdotto (v. Allegato 5, Sezione G) l’obbligo di prendere in considerazione anche i rischi legati alla sismicità del sito;
2) adottare di conseguenza tutte le misure necessarie per prevenire incidenti rilevanti e limitarne le conseguenze per la salute umana e per l’ambiente;
3) dimostrare, in qualsiasi momento, alle autorità competenti di aver preso tutte le misure necessarie e di aver provveduto all’informazione, alla formazione, all’addestramento ed all’equipaggiamento di coloro che lavorano “in situ”.

Obbligo di notifica

Il gestore degli stabilimenti in cui sono presenti sostanze pericolose in quantità tali da farli rientrare nella normativa qui in esame deve trasmettere al CTR (Comitato tecnico regionale, istituito dal Min. Interno), alla Regione e al soggetto da essa designato, al Ministero dell’ambiente della Tutela del Territorio e del mare (MATTM) tramite l’ISPRA, alla Prefettura, al Comune, al Comando provinciale dei Vigili del fuoco una notifica entro i seguenti termini:
– centottanta giorni prima dell’inizio della costruzione, per gli stabilimenti nuovi o sessanta giorni prima delle modifiche che comportano un cambiamento dell’inventario delle sostanze pericolose;
– in tutti gli altri casi, entro un anno dalla data a decorrere dalla quale la direttiva 2012/18/UE si applica allo stabilimento.

Politica di prevenzione degli incidenti rilevanti

Il gestore dello stabilimento deve redigere un documento che definisca la propria politica di prevenzione degli incidenti rilevanti, allegando allo stesso il programma adottato per l’attuazione del sistema di gestione della salute e sicurezza sul lavoro (SGS); tale politica è proporzionata ai pericoli di incidenti rilevanti, comprende gli obiettivi generali e i principi di azione del gestore, il ruolo e la responsabilità degli organi direttivi, nonché l’impegno al continuo miglioramento del controllo dei pericoli di incidenti rilevanti, garantendo al contempo un elevato livello di protezione della salute umana e dell’ambiente.
Tale documento deve essere redatto secondo le linee guida definite all’allegato B ed è depositato presso lo stabilimento entro i seguenti termini:
a) per gli stabilimenti nuovi, centottanta giorni prima dell’avvio delle attività o delle modifiche che comportino un cambiamento dell’inventario delle sostanze pericolose;
b) in tutti gli altri casi, un anno dalla data a decorrere dalla quale la direttiva 2012/18/UE si applica allo stabilimento.
Il documento di cui di cui sopra è riesaminato, e se necessario aggiornato, almeno ogni due anni, ovvero in caso di modifica con aggravio del rischio sulla base delle linee guida di cui all’allegato B. In tali casi esso resta a disposizione delle autorità competenti per le istruttorie e i controlli di spettanza.

Rapporto di sicurezza

Per gli stabilimenti di soglia superiore, il gestore è tenuto a redigere un rapporto di sicurezza.
Il rapporto di sicurezza, di cui il documento di cui al punto precedente è parte integrante, deve dimostrare che:
a) il gestore ha messo in atto la politica di prevenzione degli incidenti rilevanti e un SGS per la sua applicazione;
b) sono stati individuati i pericoli di incidente rilevante e i possibili scenari di incidenti rilevanti e sono state adottate le misure necessarie per prevenirli e per limitarne le conseguenze per la salute umana e per l’ambiente;
c) la progettazione, la costruzione, l’esercizio e la manutenzione di qualsiasi impianto, deposito, attrezzatura e infrastruttura, connessi con il funzionamento dello stabilimento, che siano in rapporto con i pericoli di incidente rilevante nello stesso, sono sufficientemente sicuri e affidabili nonché, per gli stabilimenti preesistenti, sono state previste anche le misure complementari volte a non accrescere i rischi per la salute umana e per l’ambiente;
d) sono stati predisposti i piani d’emergenza interna e sono stati forniti al Prefetto gli elementi utili per l’elaborazione del piano d’emergenza esterna;
e) sono state fornite all’autorità competente informazioni che le permettano di adottare decisioni in merito all’insediamento di nuove attività o alla costruzione di insediamenti attorno agli stabilimenti già esistenti.

Effetto domino

Il CTR, in accordo con la regione o il soggetto da essa designato, in base alle informazioni fornite dai gestori o acquisite a seguito di richiesta di informazioni aggiuntive o mediante ispezioni, sulla base dei criteri definiti all’allegato E, individua gli stabilimenti o i gruppi di stabilimenti di soglia inferiore e di soglia superiore per i quali la probabilità o la possibilità o le conseguenze di un incidente rilevante possono essere maggiori a causa della posizione geografica, della vicinanza degli stabilimenti stessi e dell’inventario delle sostanze pericolose presenti in essi, dandone comunicazione ai gestori degli stabilimenti interessati.
Qualora il CTR o la regione o il soggetto da essa designato dispongano di ulteriori informazioni rispetto a quelle fornite dai gestori le mettono tempestivamente a disposizione dei gestori per consentire loro di adottare le opportune misure.
I gestori degli stabilimenti interessati trasmettono al Prefetto, entro quattro mesi dalla comunicazione di cui sopra, le informazioni necessarie per adeguare il piano di emergenza esterno.
I gestori degli stabilimenti interessati devono:
a) scambiarsi le informazioni necessarie per consentire di riesaminare e, eventualmente, modificare, in considerazione della natura e dell’entità del pericolo globale di incidente rilevante, i rispettivi documenti relativi alla politica di prevenzione degli incidenti rilevanti, i SGS, i rapporti di sicurezza, i piani di emergenza interna;
b) cooperare nella diffusione delle informazioni nei confronti della popolazione e dei siti adiacenti che non rientrano nell’ambito di applicazione del decreto, nonché nella trasmissione delle informazioni all’autorità competente per la predisposizione dei piani di emergenza esterna.

Per gli ulteriori adempimenti in capo al CTR consulta Tutto Sicurezza e Ambiente qui

Piano di emergenza interna

Per tutti gli stabilimenti di soglia superiore il gestore è tenuto a predisporre, previa consultazione del personale che lavora nello stabilimento, ivi compreso il personale di imprese subappaltatrici a lungo termine, il piano di emergenza interna da adottare nello stabilimento nei seguenti termini:
a) per i nuovi stabilimenti, prima di iniziare l’attività oppure delle modifiche che comportano un cambiamento dell’inventario delle sostanze pericolose;
b) per gli stabilimenti preesistenti, entro il 1° giugno 1016, a meno che il piano di emergenza interna predisposto anteriormente a tale data e le informazioni che vi sono contenute siano conformi a quanto ora previsto e siano rimaste invariate;
c) per gli altri stabilimenti entro un anno dalla data dalla quale la direttiva 2012/18/UE si applica allo stabilimento.

Piano di emergenza esterna

Per gli stabilimenti di soglia superiore e di soglia inferiore, al fine di limitare gli effetti dannosi derivanti da incidenti rilevanti, il Prefetto, d’intesa con le regioni e con gli enti locali interessati, sentito il CTR e previa consultazione della popolazione, predispone il piano di emergenza esterna allo stabilimento e ne coordina l’attuazione.
Le linee guida per la predisposizione del piano di emergenza esterno dovranno essere predisposte dal Dipartimento della protezione civile; nelle more valgono le disposizioni a suo tempo adottate in vigenza del D.Lgs. n. 334/1999.
Con decreto del 16 febbraio 2018 del Capo del Dipartimento della protezione civile è stato istituito un Gruppo di lavoro per la elaborazione – entro un anno – delle Linee guida per la predisposizione del piano di emergenza esterna degli stabilimenti industriali a rischio incidente rilevante e per la relativa informazione alla popolazione.
Per quanto riguarda la consultazione della popolazione si veda il D.M. n. 200/2016.
Per gli stabilimenti di soglia superiore il piano è predisposto sulla scorta delle informazioni fornite dal gestore e delle conclusioni dell’istruttoria di valutazione del rapporto di sicurezza, ove disponibili; per gli stabilimenti di soglia inferiore il piano è predisposto sulla scorta delle informazioni fomite dal gestore, sempre se disponibili.
Il piano è comunicato al MATTM, all’ISPRA, al Ministero dell’interno, al Dipartimento della protezione civile, nonché al CTR e alla regione o al soggetto da essa designato e ai sindaci, alla regione e all’ente territoriale di area vasta (ex Province), competenti per territorio.

Per il quadro esaustivo (sanzioni, informazioni al pubblico, consultazione pubblica ecc. consulta la guida completa “Attività industriali a rischio di incidente rilevante” in Tutto Sicurezza e Ambiente qui

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