Verde verticale: le caratteristiche esecutive e gestionali

L’eco-efficienza delle pareti verdi varia in dipendenza di quella che è la tecnologia impiegata per realizzarle

Nel verde verticale è possibile differenziare le categorie tipo-tecnologiche di riferimento in funzione di quelle che ne sono le relative caratteristiche esecutive e gestionali: partendo da una bassa tecnologia sistemica, con limitata integrazione piante-parete, vi sono i rivestimenti vegetali; mentre i sistemi che denotano un’elevata tecnologia intrinseca e un’accentuata integrazione fra flora e chiusura, sono invece declinabili come chiusure verticali vegetate. Questa classificazione diviene utile anche per l’analisi della sostenibilità delle diverse tecniche d’inverdimento. A fronte della sofisticazione tecnologica delle chiusure verticali vegetate, i rivestimenti a verde presentano una relativa semplicità sistemica: tale difformità specifica è una delle possibili chiavi interpretative per la valutazione dell’eco-compatibilità del macrosistema “verde verticale”.

Le chiusure vegetate, essendo composte da molteplici stratificazioni tecnologico-impiantistiche, presentano un livello d’energia incorporata tendenzialmente elevato: si tratta di embodied energy che, in maniera pressoché proporzionale alla propria presenza, sarà responsabile di emissioni climalteranti in atmosfera. Del resto, anche il funzionamento può rivelarsi energivoro con questi tipi di sistemi, poiché necessitano sia di un assiduo apporto di risorse (irrigazione, nutrimento, recupero della soluzione idrosalina ecc.), che di un’attenta attività gestionale. Inoltre la complessità tecnica delle chiusure vegetate tende ad accrescerne i costi al metro quadrato, posizionando tali categorie in un mercato di nicchia che potrà essere affrontato solo per particolari tipologie di opere o di committenza. A ciò si aggiunge la questione che queste, pur necessitando investimenti maggiori, garantiscono delle prestazioni non così superiori ai rivestimenti vegetali, se non fosse per le – comunque importantissime – proprietà di inerzia termica ed acustica che substrati d’impianto e quantitativi irrigui in essi costantemente imprigionati possono assicurare. La situazione è quindi sostanzialmente inversa per i rivestimenti a verde: essi a fonte di un limitato investimento di risorse in fase esecutiva e d’esercizio, si dimostrato interessanti per funzioni quali schermatura solare, (re)inverdimento edilizio e urbano, e qualità dell’aria.  Ne deriva pertanto che se l’efficienza energetica delle pareti verdi è apprezzabile soprattutto in fase estiva e nei climi caldi, l’eco-efficienza dimostrata durante l’intero ciclo di vita andrà valutata caso per caso, anche rispetto alla tecnologia adottata. Infine, volendo sintetizzare ulteriormente il concetto, è possibile affermare che oggigiorno, in linea di principio, la sostenibilità del verde verticale è inversamente proporzionale alla complessità (tecnologica, costruttiva, impiantistica e vegetale) del sistema.

Edoardo Bit

Architetto e Ph.D. in Tecnologia dell’Architettura, svolge ricerca su: sistemi d’integrazione fra vegetazione naturale e chiusure edilizie, architettura eco-sostenibile, innovazione tecnologica per l’involucro edilizio, rigenerazione urbana. Autore di articoli e saggi, ha pubblicato per Wolters Kluwer Italia “Il Nuovo Verde Verticale – Tecnologie Progetti Linee guida”. Socio e membro del consiglio direttivo nazionale di AIVEP è stato anche coordinatore nazionale del GLVV.

Archivio Articoli

Ti è piaciuto questo contenuto?

Con la newsletter Teknoring resti sempre aggiornato.

In più, uno sconto del 20% su libri ed e-book e l’accesso ai vantaggi riservati agli iscritti.

ISCRIVITI