Come è fatta una facciata ventilata

Funzionamento e caratteristiche delle facciate ventilate per la protezione dall’umidità e l’isolamento termico

Nelle facciate ventilate, l’intercapedine di ventilazione, che separa il rivestimento esterno dal tamponamento interno, contribuisce a risolvere il problema dell’umidità e garantisce migliori prestazioni dal punto di vista dell’isolamento termico.

Ma come funziona una parete ventilata?

Schematicamente una facciata ventilata è costituita dai seguenti strati funzionali, partendo dall’esterno (Fig. 1):
1. manto di rivestimento, che può essere ad esempio in lamiera metallica;
2. strato di separazione, guaina bituminosa o altro;
3. sottostruttura di supporto;
4. intercapedine di ventilazione;
5. isolamento termico;
6. tamponamento interno dell’edificio, in muratura ecc.

Come è fatta una facciata ventilata

Dettaglio di facciata ventilata in zinco-titanio tipo VMZINC (Disegno © Umicore Building Products Italia S.r.l.)

Nelle facciate ventilate la rimozione dell’umidità dipende essenzialmente da due fenomeni che si verificano nell’intercapedine di ventilazione, e cioè la capacità di assorbimento dell’umidità nell’aria e la velocità del flusso:
• la capacità di assorbimento dipende dal contenuto di umidità nell’aria all’ingresso dell’intercapedine, dallo spessore dello strato isolante, dallo spessore del supporto continuo (se si tratta di tavolato in legno) e dall’altezza dell’intercapedine di aerazione;
• la velocità del flusso di aerazione dipende dall’inclinazione della parete (nel caso delle coperture ventilate dall’inclinazione del tetto, dal grado di esposizione al vento e dalla ruvidità superficiale degli strati che delimitano l’intercapedine di ventilazione.
Quando il livello di umidità è molto alto, ad esempio per un’eccessiva permeabilità all’aria dell’involucro, l’intercapedine di ventilazione può risultare inefficace. Per arginare il problema dell’umidità, in ogni caso risulta utile attuare una serie di accorgimenti, già dal cantiere: utilizzare materiali asciutti, proteggere le parti scoperte della costruzione durante il cantiere, usare una barriera al vapore all’intradosso dell’isolante termico, assicurarsi che l’isolante termico e tutti gli strati rivolti verso l’interno siano privi di spiragli.

Per determinare l’altezza dell’intercapedine di aerazione esistono diversi metodi di calcolo. In condizioni normali, cioè isolamento termico medio, clima interno di +20 °C, umidità relativa massima dell’aria del 60% e lunghezza di falda non superiore a 15 m, per una facciata può bastare anche un’intercapedine di 2 cm. In genere, si dovrebbero evitare intercapedini superiori ai 10 cm, in quanto la corrente d’aria potrebbe trasformarsi da laminare a turbolenta, peggiorando l’efficienza del sistema. Tuttavia, se l’aerazione supera i 15 m di lunghezza, l’altezza dell’intercapedine può superare i 10 cm.

Per quanto riguarda la scelta del tipo di isolanti, è preferibile utilizzare isolanti termici non fibrosi poiché quelli fibrosi tendono a gonfiarsi con il tempo, riducendo l’effettiva altezza dell’intercapedine di aerazione.

Alessandro Premier

Architetto, PhD in Tecnologia dell’Architettura, è docente a contratto di Tecnologia dell’Architettura presso il Corso di Laurea in Scienze dell'Architettura dell’Università di Udine, DPIA. È socio fondatore del centro ricerche Eterotopie e svolge attività di ricerca e progettazione nel settore dell’innovazione tecnologica dell’involucro architettonico.

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